12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Vertenza FIAT

Sacconi: l'accordo del '93 è morto

Il Ministro del Lavoro a «Repubblica»: Non c'è svendita dei diritti. E' finito il controllo sociale della produzione

ROMA - «L'accordo del '93 è morto». A sostenerlo è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che oggi in un'intervista al quotidiano la Repubblica spiega, dopo l'accordo della Fiat per Pomigliano e Mirafiori, che «quell'intesa già debole in partenza è stata svuotata autonomamente dalla maggioranza delle parti sociali e sostituita con il nuovo sistema della contrattazione».

Per Sacconi «il progetto Fabbrica Italia è stato declinato da Marchionne in più sedi anche istituzionali ed è evidente che esso rappresenti un work in progress con gli andamenti di mercato». Sbagliato dunque per il ministro l'atteggiamento di sospetto intorno al progetto: «Penso che Marchionne ritenga offensivo quel sospetto continuo circa le sue buone intenzioni nel momento in cui i fatti si sono sinora indicati di renderle credibili. C'è un'Italia dalla bocca storta a cui danno fastidio i fatti anche quando due più due fa quattro. È un'Italia che non può sorprendersi di essere minoritaria perchè i più avvertono di essere ottimisti, quanto meno dalla volontà». Nessuna svendita perciò dei diritti dei lavoratori: «Si può davvero pensare - aggiunge - che Cisl, Uil, Ugl e Fismic abbiano fatto un accordo svendendo i diritti dei lavoratori? Bisogna avere rispetto per le reciproche posizioni. I diritti sono regolati dalle leggi».

Infine, per il ministro la «vera novità» degli accordi di Pomigliano e Mirafiori «è che finisce il tempo del rigido controllo sociale della produzione».