12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Agricoltura

Confagricoltura discute Bersani la linea del Pd sul settore

«Prioritarie produzioni agricole competitive per sostenere crescita e occupazione»

ROMA - Confagricoltura ha partecipato oggi, assieme a Cia e Coldiretti, ad un incontro con il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani per discutere la visione del PD sull’agricoltura espressa nel documento approvato dal partito ai primi di ottobre.
Per Confagricoltura, come ha detto il Direttore Generale Vito Bianco, l’analisi di scenario globale che disegna il PD è condivisibile: l’Italia deve tornare protagonista del settore primario, promuovendo la produzione agricola innanzitutto e poi collegandola alle nuove sfide globali, ma sempre tenendo conto della necessità di introdurre innovazione e migliorare la competitività.

Questo per evitare che la politica agricola manchi al suo scopo di creare crescita ed occupazione, pur nella logica della tutela ambientale e paesaggistica. Non c’è un mercato globale ed un mercato locale da trattare separatamente, la logica deve essere unica: quella della competitività delle imprese e del sistema.

Per questo Confagricoltura ha varato il progetto «Futuro Fertile» che vuole favorire l’aggregazione del prodotto per valorizzarlo sul mercato e contenere i costi di produzione, oltre a modificare, con 61 proposte concrete (dalla semplificazione burocratica alle tematiche del lavoro, dell’ambiente, dell’organizzazione economica e del rilancio fondiario) il contesto normativo in cui operano le imprese.

Sul capitolo della riforma Pac Confagricoltura è pronta alla sfida, ma il processo di cambiamento non deve comportare una riduzione delle risorse al settore su base comunitaria e nazionale; deve avere nei suoi tempi la necessaria gradualità e certezza; deve accompagnarsi ad un rafforzamento degli interventi di mercato per gestire la forte volatilità delle quotazioni e di uno sviluppo rurale attento alle esigenze delle imprese agricole che devono esserne le vere beneficiarie; deve andare di pari passo con azioni Ue in ambito internazionale che non si limitino all’apertura delle frontiere, ma impongano il più possibile la reciprocità delle logiche e dei requisiti richiesti in Europa anche alle produzioni agricole dei Paesi Terzi, come già ufficialmente chiesto da Francia e Germania.