Irlanda e Portogallo sotto i riflettori, ma bond poco mossi
Dublino: «No agli aiuti», ma Lisbona teme il contagio, mentre la Grecia accusa Berlino
LONDRA - In una seduta di calma apparente sui titoli di Stato dei paesi sotto i riflettori nell'area euro - l'Irlanda innanzitutto, ma anche Portogallo e Grecia - le tensioni si sono proseguite a livello retorico, assieme ad attriti su ciò che due settimane fa sembra aver innescato la spirale di allarmi. Oggi segnali preoccupanti sono giunti dal Portogallo, dove il ministro delle Finanze Fernando Teixeira dos Santos ha messo in guardia dai possibili effetti di contagio che le tensioni su Dublino possono creare a tutto il resto dell'area euro. Secondo il Financial Times si è spinto a parlare di «elevati rischi» che anche il suo paese debba far ricorso agli aiuti di Unione europea e Fmi.
LA POLEMICA GRECA - Ma ci sono anche polemiche e in questo caso nel mirino c'è la Germania. Sempre oggi a rilanciare le accuse è stato il premier greco George Papandreou: l'idea di Berlino, di far pagare alle banche parte delle perdite di una insolvenza sui debiti di un paese, quando queste abbiano acquistato i suoi bond, ha scatenato timori tra gli investitori, mettendo sotto pressione paesi già in situazioni delicate. «Come dire a qualcuno: visto che sei in difficoltà ti metto un carico supplementare sulla schiena. - ha insistito il greco -. Ma questo rischia di romperla la schiena». Eppure, dopo che nei giorni scorsi era stata l'Irlanda a magnetizzare la tensione, oggi i rendimenti sui suoi bond a 10 anni - che si muovono nella direzione opposta al prezzo e riflettono le percezioni di rischio dei mercati - si sono attenuati fino all'8,02 per cento, sui minimi da una settimana.
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