22 aprile 2021
Aggiornato 02:30
Crisi economica

Dati Bankitalia, da segnalare la caduta del credito al consumo

Federconsumatori: «Vero e proprio segnale di allarme circa la condizione delle famiglie»

ROMA - Relativamente ai dati diffusi oggi da Bankitalia sull’indebitamento delle famiglie, che cresce sotto l’impulso dei prestiti per l’acquisto della casa, c’è però da rilevare un fatto importante, un vero e proprio segnale di allarme circa la condizione delle famiglie.
Infatti, nel 2010, secondo le Elaborazioni dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori su dati ABI relativi al I trimestre 2010, si registra un evento clamoroso: il declino del credito al consumo, in calo sia per quanto riguarda l’erogazione (-11% nel 2009 e -5% nel 2010), e, per la prima volta, sia per quanto riguarda la consistenza (passata a 110 miliardi, rispetto ai precedenti 113 miliardi di fine 2009).

Tutto ciò dimostra una situazione veramente drammatica: già di per sé, infatti, è grave quando le famiglie sono costrette a ricorrere all’indebitamento per i consumi, ma diventa allarmante quando le famiglie non sono neanche più in grado di indebitarsi, indice questo di una forte caduta della fiducia nelle prospettive del Paese.
«Di fronte ad una situazione di questo genere non si possono più rimandare interventi concreti tesi a risollevare le condizioni della famiglie» – affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.
Ed allora è evidente è necessaria un’inversione di tendenza che, lo sosteniamo da molto tempo, si identifica in una ripresa di investimenti nei settori innovativi e nell’aumento del potere di acquisto delle famiglie, esclusivamente quelle a reddito fisso, attraverso processi di detassazione per almeno 1200 Euro annui (se si pensa che solo per prezzi e tariffe quest’anno le famiglie subiranno aumenti di 1118 Euro).
Il reperimento delle risorse, lo sosteniamo da tempo, non sta solo nella battaglia all’evasione fiscale, ma anche in un riequilibrio ottenuto pescando nelle rendite finanziarie, nei grandi patrimoni e negli alti redditi. Inoltre, come già fatto a suo tempo Francia e Spagna, utilizzando per gli investimenti in ricerca ed innovazione parte delle riserve auree.