11 maggio 2021
Aggiornato 16:00
Vertenze lavoro

Telecom, nuovo tavolo sugli esuberi

Non ci sarà Romani, posizioni distanti. Rischio slittamento a Settembre. Il 5 Cda su semestrale

ROMA - Nuovo incontro domani per la trattativa tra Telecom, governo e sindacati sugli esuberi aziendali. Un confronto che si profila ancora non decisivo, con il rischio concreto che slitti tutto a settembre. Dopo più di due settimane di negoziato, infatti, il tavolo stenta ancora a decollare. L'azienda intanto, sebbene sia ormai superato il termine del 30 luglio stabilito inizialmente per concludere la trattativa, ha mantenuto congelati i 3.700 licenziamenti. Le posizioni però sono ancora distanti e per questo i sindacati insistono sul governo, cui chiedono di prendere posizione, chiarendo soprattutto gli interventi che intende mettere in campo a sostegno dell'occupazione. Questa settimana poi, per Telecom c'è un altro appuntamento importante: l'approvazione dei risultati semestrali in consiglio di amministrazione il 5 agosto.

La trattativa sugli esuberi è iniziata a metà luglio, dopo che Telecom ha accettato di revocare la procedura per mettere in mobilità 3.700 lavoratori per il 2011, in cambio di un negoziato rapido per arrivare a un accordo in 15 giorni (nel piano industriale sono previsti 6.800 esuberi complessivi al 2012). Ma il confronto è ancora in salita, nonostante l'apertura aziendale sulla possibilità di ridurre i tagli a 5.700. Sul tavolo infatti - secondo i sindacati - al momento ci sono 3.500 dipendenti che andrebbero in mobilità volontaria e 2.220 esuberi senza tutela, di cui 920 con i requisiti per andare in pensione. Ma per proseguire la trattativa - affermano Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom - è indispensabile il ritiro dei 2.220 tagli senza paracadute. Una condizione determinante che rende le posizioni per ora inconciliabili.

Deve intervenire il governo - sostengono i sindacati - sottolineando che l'esecutivo conosce ormai chiaramente le posizioni in campo. L'incontro di domani è stato convocato nella sede principale del ministero dello Sviluppo economico in via Veneto, ma non ci sarà il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani. E non dovrebbero esserci nemmeno i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, convocati inizialmente per accompagnare i rispettivi sindacati di categoria.