12 dicembre 2019
Aggiornato 19:30
Mondo. Francia

La Renault condannata per il suicidio di un dipendente

Antonio B. si era tolto la vita nel 2006. «La società non ha preso le misure necessarie per proteggere il suo dipendente»

NANTERRE - La magistratura francese ha riconosciuto la responsabilità di Renault nel suicidio di un suo dipendente nel 2006 e ha condannato il costruttore automobilistico per «negligenza ingiustificabile» in una sentenza altamente simbolica in questo momento in Francia dopo i recenti suicidi a France Telecom.

Antonio B., ingegnere informatico di 39 anni, si era gettato dal quinto piano dell'edificio principale del Technocentre di Renault a Guyancourt, nell'Yvelines il 20 ottobre 2006. Secondo la sentenza del tribunale di Sicurezza sociale (Tass) di Nanterre, «la società Renault avrebbe dovuto essere consapevole del pericolo al quale (Antonio B.) era esposto nell'ambito della sua attività professionale» e «non ha preso le misure necessarie per proteggere il suo dipendente dai rischi in cui incorreva». Fra fine 2006 e inizio 2007, tre dipendenti di Technocentre si sono tolti la vita.

«Mi sento immensamente sollevata, è una grande soddisfazione dopo più di tre anni di battaglie», ha dichiarato all'Afp la vedova, Sylvie T. «Mio marito per raggiungere gli obiettivi che gli avevano fissato, lavorava tutte le sere, tutte le notti, tutti i week-end, negli ultimi mesi dormiva solo due ore per notte e mi diceva continuamente che comunque non ci sarebbe mai riuscito», ha raccontato ancora la donna.

Il tribunale ha fissato al massimo la indennità accordata alla vedova e al figlio minore e ha condannato Renault a versare loro un euro per «loro pregiudizio morale». Renault ha un mese per fare appello. «Esamineremo in dettaglio il dossier. Pensavamo di aver provato che non c'erano elementi che potessero far parlare di errore ingiustificabile. Il giudice non ha pensato che fosse così», ha dichiarato all'Afp la direzione di Renault. Dopo una serie di recenti suicidi a France Telecom, il ministero del Lavoro francese che ha recentemente chiesto ai grandi gruppi di negoziare sullo stress sul posto di lavoro, non ha voluto commentare la decisione della magistratura.