12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
L’avversario di Tremonti ha già respinto pubblicamente di essere l’uomo della spesa facile

Baldassarri: non sono “Stranamore”

Intanto salgono a 25 miliardi le modifiche alla finanziaria per lo sviluppo, ma ce ne sono appena dieci

Gli emendamenti presentati al Senato da un gruppo di senatori PDL con mia prima firma sono totalmente coperti da taglia alla spesa pubblica. Pertanto nessuno di noi può essere iscritto d'ufficio al «partito della spesa».
L'aumento dell'età pensionabile è necessario ma va inquadrato insieme alla riforma degli ammortizzatori sociali in un apposito e organico provvedimento. Il pagamento dei debite delle pubbliche amministrazioni verso le imprese provocherebbe immediatamente un aumento di debito pubblico: è infatti il fabbisogno di cassa e non il deficit di competenza che aumenta il debito pubblico. Il federalismo fiscale può produrre effetti positivi ma sarà efficace tra 4 o 5 anni, così come le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali: ripristinare l'ICI sopra un certo reddito ed eliminare il vincolo di legge sulle tasse universitarie darebbero solo un gettito di qualche centinaio di milioni. Una manovra di rigore e crescita richiede miliardi. Infine, la nostra proposta di avere la famiglia come soggetto fiscale di riferimento sarebbe doppiamente equa rispetto ai diversi livelli di reddito e alle famiglie più numerose.

Mario Baldassarri
presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato

Questa che riportiamo fedelmente è la lettera aperta che il presidente della Commissione Finanze e Tesoro della Senato, Mario Baldassarri, ha inviato al Corriere della Serra e che il quotidiano ha pubblicato il 29 ottobre.
Baldassarri aveva ritenuto necessario specificare pubblicamente il suo pensiero dopo essere stato indicato più o meno apertamente dal Ministro dell’Economia come il leader del «partito della spesa».
L’attacco di Tremonti aveva fatto seguito alla presentazione da parte di Baldassarri di una sorta di contro finanziaria da 37 miliardi di euro, alternativa a quella scarna e asciutta presentata dal titolare dell’Economia.

Al Senato il primo round di questo duello fra i due esponenti della maggioranza di governo è stato vinto da Tremonti, ma il copione rischia di riproporsi nel passaggio della Finanziaria alla Camera dei Deputati.
Un passaggio che si presenta tutt’altro che facile per il Ministro dell’Economia che ieri, alla riunione degli industriali di Roma, ha sbalordito tutti scendendo in difesa della Sanità, da lui «fra le più efficienti e meno costose d’Europa . Inoltre sull’età pensionabile ha ricordato che nulla va modificato perché dagli organismi internazionali siamo menzionati come uno dei pochi Paesi che hanno già adeguato il proprio sistema alle modifiche demografiche. Ma l’intervento di Tremonti ha toccato l’apice quando invitato gli imprenditori a non credere alle illusioni evocate da Baldassarri e compagni perché frutto del pensiero di «guaritori»e di «dottor Stranamorte» che sanno produrre unicamente «ricette magiche».
Ecco perché abbiamo ritenuto attuale riproporre la lettera che nelle settimane scorse Baldassarri ha chiesto di pubblicare al Corriere della Sera.
Ma siamo sicuri che Tremonti alla Camera dovrà misurarsi solo con le proposte di Baldassarri, peraltro già bocciate al Senato? Intanto ricordiamo quali non hanno passato il vaglio della prima lettura: il mini taglio dell’Irap per le imprese sotto i cinquanta dipendenti; la cedolare secca del 30 per cento sugli affitti; la deduzione dell’Irpef in favore delle famiglie.
Non bisogna dimenticare che sul carro degli avversari di Tremonti è intanto salito anche il ministro Brunetta, ripreso sì da Berlusconi, ma solo per invitarlo a lavare in casa i panni sporchi.
Ecco che cosa scrive Famiglia cristiana a proposito della Finanziaria: «Nessun Governo nella storia della Repubblica - scrive il settimanale - è riuscito fare un così straordinario salto mortale all'indietro come quello guidato da Silvio Berlusconi. E' sparito tutto, pure il «bonus famiglia»; sono sparite anche quelle poche centinaia di euro che l'esecutivo regalava ai bambini appena nati. Al Senato è stata smontata pezzo per pezzo la famiglia italiana, presa a schiaffi dal Governo e dalla sua maggioranza dopo esser già stata messa duramente alla prova dalla crisi economica».

Ma i guai più grossi al ministro dell’Economia a Montecitorio potrebbe procurarglieli il fuoco amico: «Non cerchiamo nessuna contrapposizione – spiega il deputato del Pdl e capogruppo in commissione Bilancio della Camera, Gioacchino Alfano - ma ci sono dei temi che sono rimasti sospesi». Ecco quali sono: si tratta di una decina di punti e fra le priorità continuano a apparire sia l’introduzione di una cedolare secca sugli affitti, sia un mini taglio dell’Irap. Sicurezza, giustizia, università, Roma capitale sono fra gli altri capitoli sui quali si concentrerà l’attenzione degli amici del Pdl.
Il presidente della Commissione Finanze e Tesoro della Camera, Gianfranco Conte del Pdl ha quantificato che richieste complessive alla Finanziaria ammontano a 25 miliardi di Euro, mentre ce ne sono disponibili solo diec.

E’ interessante il giudizio sull’operato di Tremonti che nei giorni l’economista Luca Ricolfi ha dato sulla Stampa. Dopo aver accusato il ministro di immobilismo mortifero per non avere inciso, da quando è al timone, su pressione fiscale, spesa pubblica o altri fondamentali, Ricolfi passa così al setaccio le proposte degli avversari del ministro: quelle del Pd sono pericolose per i conti pubblici; quelle di Baldassarri metterebbero in ginocchio la Pubblica Amministrazione, quelle del partito del Sud farebbero esplodere la spesa.
«Uditi i critici - conclude Ricolfi - ha ragione Tremonti» .