Allarme Abi: il «buco» delle banche sarà di 20 miliardi
Impieghi fermi, l’unico introito arriva dal trading
Il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, fa suonare il campanello di allarme: la crisi è tutt’altro che finita e a fine anno le perdite su crediti registrate dal sistema bancario italiano potrebbero avvicinarsi ai 20 miliardi di euro. Lo ha detto oggi durante il proprio intervento all'assemblea annuale dell'Aibe, tenuta in occasione del 25° anno di fondazione dell'Associazione fra le banche estere in Italia.
CRESCONO LE SOFFERENZE - «Abbiamo davanti a noi sfide importanti. Ci sono segnali di attenuazione della recessione, perň abbiamo davanti mesi non facili, perché gli effetti economici della crisi si spalmano nel tempo. Da molti mesi a questa parte il sistema vede una crescita delle sofferenze. A fine settembre le sofferenze lorde erano pari a 55 miliardi, con una crescita annua del 25% e pari ad oltre il 3% degli impieghi», ha spiegato Faissola.
Le difficoltà delle banche italiane non sono lontane da quelle in cui si dibattono tutti gli istituti di credito europeo.
Unica ancora di salvataggio anche in Europa resta il mercato finanziario che, incurante dell’economia reale, dallo scorso ha fatto registrare un aumento del 50 percento.
Basta questo per percepire quale su grado di insicurezze stia viaggiando tutto il sistema economico.
Sul piano dei risultati sei mercati finanziari mantengono l'intonazione positiva è presumibile che l'anno si chiuda in Europa con utili superiori al 2008, anche se ancora ben lontani dai livelli pre-crisi.
E' infatti la forte ripresa del trading, dopo la batosta del 2008 - soprattutto nel secondo semestre - che ha trascinato i ricavi delle banche del Vecchio Continente, più che compensando le maggiori perdite su crediti, particolarmente rilevanti per le banche inglesi e meno per le italiane, in linea o sotto la media europea.
E' quanto emerge dallo studio di R&S-Mediobanca sulle maggiori banche europee nel primo semestre del 2009 che prende in considerazione diciotto banche europee: i sedici maggiori istituti per totale attivi e i due maggiori gruppi italiani (Unicredit (CRDI.MI: Quotazione) e Intesa SanPaolo.
Secondo i dati aggregati del panel di banche, nel primo semestre del 2009, l'utile netto si attesta a 15,6 miliardi di euro al di sotto dei 25,9 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente ma in netta ripresa dalla perdita di 55,2 miliiardi della seconda metà del 2008.
BANCHE ITALIANE MENO COPERTE SU I CREDITI - Le banche italiane si sono comportate mediamente meglio delle colleghe europee sul fronte dei crediti dubbi lordi, ma non per quelli netti a causa dei minori accantonamenti. A questo riguardo le politiche di valutazione del credito più rigorose sono quelle fatte da Bnp Paribas, Santander, Credit Agricole e Bbva.
Nei dettagli, un campione più ampio delle banche italiane che comprende Mps Quotazione), Bper, Pop Milano, Banco Popolare, Mediobanca, Ubi Banca mostra una crescita elevata dei crediti dubbi netti (+34%) essenzialmente per l'importante incremento di Intesa Sanpaolo (+44%).
Il tasso di copertura dei crediti dubbi resta più basso in Italia rispetto all'Europa (45,1% contro 54,3%).
COEFFICEINTI SOLVIBILITA': ITALIA SOTTO LA MEDIA - I coefficienti di solvibilità in Europa mostrano un andamento crescente con una media che è passata dall'11,1% nel 2007 a 12,6% nel 2008 al 13,1% nei primi sei mesi del 2009.
Anche a livello italiano il trend è crescente ma è sempre sotto la media europea: nel 2007 era del 10,2%, nel 2008 del 10,8% e nel primo semestre del 2009 dell'11,1%.
In particolare Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno un Core Tier 1 del 6,9% contro la media europea dell'8%.
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