E' sempre più crollo per i prezzi sui campi di cereali e frutta
A fine anno si dovrebbe registrare una flessione dei listini tra il 15 e il 18 per cento
ROMA - Nonostante la frenata (leggera) della corsa al ribasso dello scorso mese di ottobre, per i prezzi sui campi è sempre «allarme rosso». E’ ancora crollo rispetto allo scorso anno (un calo tra il 13 e il 15 per cento). Particolarmente grave è la situazione per la frutta e per i cereali che segnano, rispettivamente, una flessione di circa il 23 per cento e del 20 per cento, con punte del 35-40 per cento per il grano duro. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, sulla base delle ultime rilevazioni dell’Ismea, prevede a fine d’anno una flessione tra il 15 e il 18 per cento.
Il trend negativo - avverte la Cia - ormai prosegue da oltre un anno e sta investendo tutti i comparti produttivi. Sul fronte delle coltivazioni, oltre a frutta e cereali, si registra, sempre nel mese di ottobre rispetto all’analogo periodo del 2008, un calo accentuato soprattutto per il vino (meno 15,2 per cento), mentre ortaggi, legumi e olio d’oliva si mantengono su posizioni stabili, anche se lo scenario resta alquanto difficile.
Stesso discorso per i prodotti zootecnici. In particolare, per il latte e i suoi derivati -sottolinea la Cia- il crollo dei prezzi appare inarrestabile. Ad ottobre si è, infatti, avuta una flessione superiore al 15 per cento. In picchiata anche le quotazioni all’origine per i suini (meno 14,5 per cento), mentre per i bovini la caduta si arresta e i listini alla produzione segnano un meno 2,5 per cento.
Anche a livello congiunturale (cioè, il confronto tra i prezzi alla produzione di ottobre e quelli del precedente mese di settembre), pur in presenza di un andamento meno disastroso, il panorama -rileva la Cia- continua a presentare molte ombre. Situazioni difficili si hanno, soprattutto, per i cereali (meno 2,5-3 per cento), per l’olio di oliva (meno 2,6 per cento), per i vini (meno 1,7 per cento), per gli ovicaprini (meno 4,8 per cento), per i suini (meno 2,4 per cento) e per i bovini (meno1,3 per cento).
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