15 novembre 2019
Aggiornato 16:00
Consumi alimentari

Confagricoltura: «Per risparmiare si rinuncia alla qualità»

«Per l’anno in corso la situazione non sembra migliorare»

ROMA - I consumatori, per risparmiare, spesso rinunciano alla qualità dei prodotti alimentari. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando l’indagine Istat sui consumi delle famiglie nel 2008.

La spesa media mensile per generi alimentari e bevande è cresciuta l’anno scorso, in valori correnti, essenzialmente per la sostenuta dinamica inflazionistica del comparto (+5,4%), ed è superiore alla stessa crescita dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine (+3,6%).

Per l’anno in corso - avverte Confagricoltura - la situazione non sembra migliorare: mentre i prezzi dei prodotti agricoli mostrano una forte flessione (-16% circa, giugno 2009/giugno 2008, sulla base dei dati Ismea) quelli degli alimentari, a parte alcuni rallentamenti, sono più elevati rispetto al 2008 (+2,5% circa, maggio 2009/maggio 2008, in base ai dati Istat).

Il dato che preoccupa Confagricoltura è che oltre il 40% delle famiglie sono costrette a limitare gli acquisti, con rischiosi scivoli verso categorie di prodotti di qualità inferiore; questo in particolare per prodotti di prima necessità, come pane (43%), pasta (49%), carne (56%) pesce (58%), frutta e verdura (54%).

A causa della crisi economica, si ha inoltre - sottolinea Confagricoltura - un progressivo aumento della percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6% del 2006, al 9,7% del 2007, al 10,9% del 2008).

«La qualità non deve essere un lusso o un benefit - commenta il presidente Federico Vecchioni -. Oltre tutto il mondo agricolo investe risorse ed energie per la qualità controllata e certificata delle produzioni, un impegno nell’interesse del consumatore e per l’affermazione del ‘made in Italy’».

Ad avviso di Confagricoltura «occorre uno sforzo congiunto della filiera per riequilibrare i ricavi tra i vari passaggi della filiera produttiva e di distribuzione per un rapporto prezzi/qualità in grado di dar nuovo impulso ai consumi».