18 ottobre 2019
Aggiornato 05:30

Prezzi sui campi in picchiata. E’ crollo per i cereali

Costi sempre più pesanti e ora sulle imprese s’abbatte il “caro-assicurazioni” per le calamità naturali

ROMA - I prezzi sui campi continuano la loro caduta libera (meno 11 per cento nello scorso mese di aprile rispetto all’analogo periodo del 2008), mentre i costi produttivi pesano sempre sulle imprese agricole e ora rischiano di aggravarsi ancora di più con il mancato rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, visto che gli agricoltori saranno costretti a pagare interamente le polizze assicurative, senza, quindi, alcun sostegno pubblico. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale, sulla base dei dati elaborati dall’Ismea, rileva che le flessioni più accentuate delle quotazioni all’origine dei prodotti agricoli si hanno per i cereali, per i vini, per l’olio d’oliva, per la frutta e per il settore lattiero-caseario.

Nel particolare, si registra per i cereali un crollo dei prezzi che si avvicina al 46 per cento rispetto allo scorso anno. Nel primo trimestre del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, la flessione per il frumento duro -rileva la Cia- si è avvicinata al 60 per cento, mentre i prezzi alla produzione del frumento tenero hanno segnato una contrazione di oltre il 43 per cento.

CEREALI - Quindi, i primi tre mesi confermano per i cereali la tendenza flessiva in atto già dal secondo trimestre dello scorso anno. I prezzi medi hanno fatto registrare significativi ribassi sia su base congiunturale sia, e soprattutto, su base tendenziale. Dal confronto con il primo trimestre del 2008, infatti, la flessione dei listini risulta ancor più consistente in ragione del fatto che proprio in quel periodo le quotazioni raggiungevano i picchi della campagna di commercializzazione 2007/08. La costante flessione dei prezzi all’origine, iniziata ad aprile dello scorso anno e proseguita fino ad oggi, è stata determinata -come segnala l’Ismea- dalla crescita dell’offerta mondiale e, quindi, dal recupero degli stock.

Nel dettaglio, nel primo trimestre 2009 i listini del frumento duro sono scesi in media a 201 euro/tonnellata contro circa 225 euro/tonnellata del precedente trimestre; mentre nel primo trimestre 2008 avevano raggiunto 485 euro/tonnellata. Più contenuto è stato il calo del frumento tenero che ha raggiunto un valore pari a 158 euro/tonnellata, ovvero meno 9 per cento su base congiunturale e meno 43 per cento su base tendenziale.

Anche per il granoturco e per l'orzo si hanno cali record, rispettivamente, del 42,5 per cento e del 46 per cento; mentre per i risoni si hanno aumenti.
Analogo discorso per i vini e le altre bevande (meno 25,8 per cento), per l’olio d’oliva e per gli altri oli e grassi (meno 25,2 per cento), per la frutta fresca e secca (meno12,9), per il latte e i derivati (meno 9,6 per cento).

COSTI PRODUTTIVI - Non meno preoccupante è -rimarca la Cia- lo scenario dei costi produttivi e degli oneri contribuitivi che aggravano sempre di più i bilanci aziendali. E ora la situazione rischia di divenire ancora più pesante con il mancato rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali. Gli agricoltori stanno rinnovando le polizze assicurative e la spesa, al contrario degli anni passati quando c’era il contributo pubblico, adesso è completamente a loro carico.
Per questa ragione la Cia rinnova l’invito al governo perché adotti al più presto un atto preciso e concreto. Bisogna trovare al più presto le risorse per il Fondo, altrimenti, c’è il rischio che molte aziende non stipulino alcuna polizza, con le conseguenze che sono facilmente immaginabili davanti ai danni causati dalle avversità atmosferiche.