19 maggio 2024
Aggiornato 16:00

Casa: Lettera dal Colle, il dl Berlusconi si riduce all'essenziale

Premier annuncia decreto poi si corregge: «Ascolterò prima Regioni»

ROMA - Una lettera che doveva rimanere «riservata e personale». Un invito del Colle a tenere conto delle prerogative delle Regioni nel varo del piano casa e dunque anche di quello che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e quello del Consiglio, Silvio Berlusconi, si erano detti nell'ultimo faccia a faccia. Una missiva che ufficialmente il Quirinale smentisce e di cui lo stesso premier dice di «non saperne nulla». Eppure il piano casa - in meno di 8 ore - si ridimensiona passando dalla certezza di un decreto legge, alla probabilità di disegno di legge; da perno per il rilancio dell'economia a semplice incentivo alle ristrutturazioni immobiliari. Tassativamente non cittadine.

L'alba e il tramonto dell'annuncio in pompa magna, si consuma sul treno ad alta velocità che porta nel suo viaggio inaugurale il premier da Milano a Roma. Poco meno di tre ore e la notizia del varo di un decreto che consenta di aumentare le volumetrie e semplificare le procedure per le ristrutturazioni delle case, viene corretta direttamente dalla fonte: appena 'sbarcato' dal 'Frecciarossa' è lo stesso Berlusconi a spiegare che «il testo circolato» sugli organi di stampa «non è quello a cui avevo lavorato». Tre ore per tornare ad affiancare all'ipotesi del dl quella di un ddl. Tre ore per spiegare che, comunque, «nel testo non ci saranno norme come quella che riguarda gli immobili urbani».

Un viaggio veloce che riduce, di fatto, il piano «che tutta l'Europa ci sta copiando», ad un incentivo alla ristrutturazione di villette mono e bi-familiari o dei ruderi da ricostruire. Ma la nuova versione e le nuove rassicurazioni sull'impianto del provvedimento, forse, non sono bastate. E in serata, dopo altre tre ore dalla sua prima correzione di tiro, Berlusconi torna a parlare del piano consegnando ai taccuini dei giornalisti un nuovo ridimensionamento dicendo - subito dopo aver votato alla Camera - di «aver semplificato di molto lo schema di decreto che presenteremo alle Regioni. E' stato amplissimamente corretto», ha aggiunto assicurando di averlo «ridotto all'essenziale» e che in tale (nuova) forma «lo presenterò all'attenzione» dei Governatori.

Berlusconi ha anche spiegato di «aver sentito oggi il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, spiegandogli che non era quella che circolava la stesura finale». Il 'giallo' del testo contro il quale si sono sollevate moltissime critiche e che lo stesso premier aveva assicurato non fosse quello vero, viene spiegato con un eccesso di zelo (ma in ambienti di governo si preferisce usare la parola «cortesia«) degli uffici di presidenza che «su richiesta delle Regioni e con il benestare del dottor Letta - ha spiegato lo stesso Berlusconi - aveva dato per avviare una discussione che poi completeremo domani». Non solo. Il premier passa anche dal pugno duro («il 50% della gente apprezza il piano, le Regioni si adegueranno», aveva detto in partenza da Milano), al guanto di velluto giurando dialogo e ascolto ai governatori: «sono assolutamente aperto alle ragioni delle Regioni», ha detto in serata aggiungendo che «li ascolterò e agirò di conseguenza».