8 maggio 2021
Aggiornato 22:00

Thyssen, Pappalardo: Santino urlava «non voglio morire»

«Quella sera si sentivano botti come fuochi d'artificio»

TORINO - «Vidi da lontano De Masi che sembrava indossasse una tuta mimetica, era tutto a chiazze: lì per lì non capii, poi mi venne incontro Bruno Santino che a braccia aperte urlava: 'Non voglio morire'». Questa la drammatica testimonianza resa oggi in aula da Salvatore Pappalardo, a Torino al processo per il rogo della ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007 in cui persero la vita sette operai. Pappalardo ha ricostruito i momenti immediatamente precedenti allo scoppio dell'incendio, momenti che ancora oggi gli ritornano in mente come un incubo.

«Erano appena passate le 23 quando, dopo aver preso una bottiglietta d'acqua alla macchinetta, ho sentito urlare al fuoco al fuoco - ha raccontato Pappalardo - si sentivano botti come fuochi d'artificio. Allora mi sono recato di corsa in infermeria perché chiamassero il 118. C'era un odore strano - ha dichiarato Pappalardo con un filo di voce - di carne bruciata e io mi sono ritrovato con i vestiti imbrattati d'olio, non so ancora perché. Vidi Rocco Marzo e lo riconobbi solo dalla stazza, era un omone alto, mentre De Masi chiedeva continuamente come fosse ridotta la sua faccia, non lo dimentico».

Salvatore Pappalardo, entrato alla Thyssen nel luglio del 1997, è operaio di V livello e aveva ottenuto la fascia da leader, una qualificazione professionale che identifica la spalla del capoturno. All'epoca dei fatti Pappalardo operava su cinque linee, a seconda delle necessità che si manifestavano di volta in volta. l'operaio ha ricordato, inoltre, come quando lui entrò in Thyssen era presente all'interno dello stabilimento una squadra di vigili del fuoco dedicata ma, una volta andati in pensione non vennero più sostituiti. «Feci un corso antincendio con i vigili del fuoco esterni allo stabilimento. Alla fine del corso mi dissero che mi avrebbero chiamato per fare l'esame per rilasciarmi l'attestato. Io - ha concluso Pappalardo - quella chiamata la sto ancora aspettando».