18 giugno 2021
Aggiornato 17:30
Crisi economica

Epifani: «Senza risposte grande mobilitazione 4 aprile»

«Riforma contratti non è priorità, errore accordo separato»

ROMA - La Cgil chiede al governo risposte immediate per affrontare la crisi e annuncia che, in caso di ulteriori rinvii, proclamerà una grande manifestazione nazionale che si terrà, con ogni probabilità, il prossimo 4 aprile. È stato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ad annunciarlo nel corso della conferenza stampa che si è tenuta oggi in Corso d’Italia, alla vigilia dell’incontro tra governo e parti sociali. Già dal tavolo di domani, convocato dal governo sul tema ‘Per un’economia sociale di mercato’, il numero uno della Cgil si attende risposte per «poter uscire con un'idea che ci venga data dal governo su come intende affrontare la crisi». In particolare, ha detto Epifani, «non so cosa voglia dire economia sociale di mercato ma so cosa deve diventare, per noi, questo tavolo», elencando i capitoli più caldi da affrontare, dagli ammortizzatori sociali alla crisi dell'auto, alla restrizione del credito per imprese e famiglie.

Un faccia a faccia da cui la Cgil però non si aspetta molto: «E’ vero che non dobbiamo avere paura della crisi ma anche il governo non deve fuggire dalla durezza della recessione. Non deve cioè aver paura di guardare alla crisi per quello che è. Ma mi sembra che invece ci sia assenza di una idea con cui governare il processo di recessione e con cui far uscire il Paese dalla crisi, gettando al tempo stesso le basi di un rilancio futuro», ha aggiunto il numero uno della Cgil passando in rassegna le misure adottate dai governi europei, Francia e Germania in testa, e dagli Stati Uniti. Ma soprattutto Epifani ha ricordato come al governo siano stati chiesti tre incontri, dai sindacati di categoria, sul settore dell’auto, della chimica e della moda e «a nessuna di queste tre domande di incontro è stata data una risposta. Il Governo – ha sollecitato - deve aprire questi tre tavoli di confronto». Così come resta più che mai aperta la questione Mezzogiorno: «Il Governo deve dire come intende affrontare quella che Tremonti ha chiamato una situazione drammatica».

Sull’iniziativa di aprile, Epifani ha spiegato di come si tratti di «una grande manifestazione che abbia il senso delle nostre richieste per uscire dalla crisi e delle domande che poniamo al governo ma anche alle imprese in vista di un possibile rilancio al termine della crisi», specificando che il 4 aprile si tratterà di una mobilitazione di piazza e non di uno sciopero».

Quanto allo slittamento dell’incontro di oggi tra governo e regioni, incontro che aveva all’ordine del giorno il potenziamento delle risorse a favore degli ammortizzatori sociali, vera arma d'emergenza contro la crisi economica, Epifani si è detto preoccupato: «Mi preoccupa questo slittamento, vuol dire che al momento non c’è un accordo e invece sugli ammortizzatori serve chiarezza e, soprattutto, che ognuno faccia la propria parte». Inoltre, ha evidenziato come sia «giusto che si chiedano risorse alle Regioni ma anche il governo deve metterci del suo». Senza un intervento finanziario dell’esecutivo, infatti, per Epifani, «non si esce dalla situazione di emergenza. Non credo che un intervento così eccezionale possa avvenire senza che il governo ci metta un euro».

Il segretario confederale della Cgil, responsabile del mercato del lavoro, Fulvio Fammoni, ha ribadito il no della organizzazione a quella norma, contenuta nel decreto legge anti-crisi, che subordina l'accesso agli ammortizzatori sociali all'esistenza di Enti bilaterali annunciando, in mancanza di soluzioni, «un’eccezione di costituzionalità». In particolare, ha spiegato il dirigente sindacale, «il decreto 185 prevede un meccanismo per le imprese sotto i 15 dipendenti che vede assieme caratteristiche di incostituzionalità ed efficacia molto parziale». La Cgil ricorda che l’accesso alla sospensione per 90 giorni con uso dell'indennità di disoccupazione è subordinato ad un intervento di carattere privato pari al 20% dell'indennità di disoccupazione corrisposto dagli enti bilaterali. Ma, ha spiegato Fammoni, «l'accesso ad un diritto pubblico non può essere subordinato ad un intervento privato e ci sarebbe una forte discriminazione in caso di aziende che non aderiscono ad enti bilaterali o di settori dove non esistono enti bilaterali o non abbiano la capienza economica sufficiente».

Inoltre, il segretario generale, passando in rassegna le misure del governo, ha puntato il dito anche contro i recenti e riscontrati disservizi della social card e ha ricordato la recente bocciatura, da parte del Tar del Lazio, del decreto flussi dopo i ricorsi presentati dalla Cgil. Sulla social card, Epifani ha proposto di lasciare la carta solo come attestazione di accesso agli sconti tariffari ed inviare il ‘quantum’ (40 euro al mese) direttamente sul conto corrente dei beneficiari. «Un sistema - ha detto - sicuramente più pulito. più serio e trasparente di quanto fatto fino ad oggi». Così come ha chiesto una revisione del decreto flussi 2008, «Prima che la Cgil vinca tutte le cause in corso per lesione dei diritti delle persone il governo rifletta sulle norme e sulle sue conseguenze».

Infine, ha tenuto banco la riforma del sistema contrattuale, dopo le dichiarazioni di oggi del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Fare oggi una riforma del modello contrattuale è totalmente privo di senso - ha osservato Epifani -. Non è questa ora la priorità. E fare un accordo sulle regole che non sia condiviso da tutti sarebbe un grave errore perché regole non condivise diventano del tutto inefficaci». E al presidente di viale dell'Astronomia, che in mattinata gli ricordava come gli industriali avessero fatto di tutto per tenere la Cgil al tavolo allargandolo, ha risposto: «In realtà Marcegaglia non ha raccolto la nostra richiesta di allargare il tavolo di confronto ad altri attori visto che noi l’avevamo richiesto per arrivare ad una soluzione unica mentre invece quello che si profila sono modelli separati per settori e comparti», ha aggiunto ribadendo come il No della confederazione resti invariato sopratutto per quel che riguarda il nuovo meccanismo di rilevazione dell'inflazione, il secondo livello di contrattazione e la perequazione automatica per quei lavoratori che non accedano alla contrattazione integrativa. «Noi avevamo chiesto un modello universale esattamente com'era quello del 23 luglio. Il nuovo documento - ha concluso Epifani - mi sembra davvero molto lontano da questo».