7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Auricchio: «un anno ricco di sfide per l’industria alimentare italiana»

Un 2009 che premi gli sforzi dell’industria alimentare per combattere l’inflazione

E’ un fatto ormai accertato infatti che i prezzi alla produzione degli alimentari lavorati continuano a rientrare

Nonostante il momento di difficoltà economica che stanno vivendo le famiglie italiane i consumi di generi alimentari hanno tenuto durante le festività natalizie. «E’ il miglior modo per cominciare un nuovo anno che si presenta ricco di sfide per l’industria alimentare italiana» ha affermato il Presidente di Federalimentare Gian Domenico Auricchio. «In primis l’obiettivo è quello di riappropriarci, dopo un anno difficile come quello appena conclusosi, caratterizzato dall’impennata del prezzo delle materie prime a livello mondiale, del ruolo calmieratore dell’inflazione che da sempre l’industria alimentare svolge nel nostro Paese».

E’ un fatto ormai accertato infatti che i prezzi alla produzione degli alimentari lavorati continuano a rientrare. Anche a novembre infatti si è registrato un calo del -0,6% sul mese precedente, dopo il -0,3% di ottobre ed il -0,2% di settembre. L’Industria alimentare prosegue quindi responsabilmente nel tentativo di riportare la crescita dei prezzi al di sotto dell’inflazione, tuttavia i dati evidenziano che i prezzi al consumo di novembre degli alimentari lavorati sono saliti del +0,2%, dopo il +0,4% registrato sia a ottobre che a settembre, a tutto vantaggio della Distribuzione. Se si aggiunge che l’inflazione a novembre è scesa del -0,4% sul mese precedente, contro lo 0,0% di ottobre e il -0,2% di settembre il dato appare ancor più significativo.

Negli ultimi dodici mesi i prezzi alla produzione dell’industria alimentare hanno messo a segno un +3,0%, contro un aumento parallelo dei prezzi al consumo dell’alimentare lavorato ben più consistente, pari cioè al +5,6%, e un’inflazione del +2,6% . «Dopo un anno che ha visto l’Industria Alimentare Italiana, secondo settore produttivo del Paese con 120 miliardi di fatturato e ben 20 miliardi di export, con oltre 6.500 imprese e ben 400.000 lavoratori, troppe volte sul banco degli imputati per gli inevitabili aumenti dei prezzi di alcuni prodotti, derivati da materie prime a valori eccezionali,» conclude Auricchio «ci aspettiamo un 2009 in cui vengano riconosciuti gli sforzi che gli imprenditori del nostro settore compiono per aiutare il Paese a crescere e a contenere l’inflazione garantendo ai consumatori la sicurezza e la qualità che fanno dei nostri prodotti i più apprezzati al mondo».