20 gennaio 2022
Aggiornato 14:00
I precari in Italia hanno raggiunto la soglia dei 2.812.700 unità

Precari: lavorano soprattutto al sud

Negli ultimi 5 anni sono aumentati di quasi il 17%. La ripartizione geografica dove sono più numerosi è il Sud: se ne contano 940.400 pari al 33,4% del totale nazionale

Alla fine del mese di settembre hanno raggiunto quota 2.812.700. Sono il 12% del totale degli occupati in Italia. Dal 2004 al settembre scorso sono aumentati del 16,9%. Ben 5 volte di più dell’incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1%. Il Mezzogiorno è la macro area dove sono più numerosi: ben 940.400 pari al 33,4% del totale nazionale.

Stiamo parlando dei lavoratori atipici più comunemente chiamati «precari». A dimensionare il mondo dei lavoratori flessibili presenti in Italia è la CGIA di Mestre che ha analizzato il mercato del lavoro nazionale concentrando però l’attenzione sul mondo dei cosiddetti flessibili costituito da dipendenti a tempo determinato (che include anche gli ex lavoratori interinali), da lavoratori assunti con collaborazioni coordinate e continuative a progetto e da prestatori d’opera occasionali. A sorpresa, come dicevamo, è il Sud la ripartizione geografica che ne conta di più.

«La maggior presenza di precari al Sud– commenta Giuseppe Bortolussi della CGIA di Mestre – è dovuta al fatto che in quell’area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che per loro natura richiedono contratti a tempo determinato come l’agricoltura, il turismo, la ristorazione e il settore alberghiero. Infine, non va nemmeno dimenticato che una buona parte di questi precari sono assunti nel pubblico che nel Mezzogiorno continua ad essere un serbatoio occupazionale ancora molto significativo». Se, come dicevamo, i 940.400 precari occupati nel Sud costituiscono il 33,4% del totale nazionale, a Nordovest sono 692.600 (pari al 24,6% del totale), nel Centro 606.000 (21,5%) e nel Nordest (ultimo della graduatoria) «solo» 573.700 (20,4%). Ma l’analisi della CGIA di Mestre si è soffermata anche sull’orario medio settimanale di alcune di queste figure.

Se un co.co.pro. mediamente ogni settimana lavora 31 ore, un prestatore d’opera occasionale è occupato per 23, contro una media settimanale di un operaio assunto a tempo indeterminato pari a 37 e di un impiegato sempre con il posto fisso pari a 35. «La cosa interessante – conclude Bortolussi – è che tra gli impiegati e gli operai con un posto di lavoro stabile oltre il 50%, cioè 7.669.000 occupati su un totale di 15.181.000, lavora effettivamente più di 40 ore settimanali contro una media delle due categorie messe assieme pari a 36. Almeno in linea teorica ci sono le condizioni, per alcuni settori produttivi, di ragionare sull’ipotesi di introdurre la settimana corta in funzione anti-crisi».

Allegato
Il mercato del lavoro (PDF)