19 luglio 2024
Aggiornato 02:30
Il dimezzamento del prezzo del grano non ha portato alcun beneficio ai consumatori di pasta

Su pasta alle stelle interviene il Garante

E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione del Garante per la sorveglianza dei prezzi Antonio Lirosi di convocare direttamente i produttori e le imprese della grande distribuzione la prossima settimana

E' grave che il dimezzamento del prezzo del grano dall'inizio dell'anno oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne,dove non si riescono più a coprire i costi della coltivazione, non ha portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che ha registrato aumenti vertiginosi del 32 per cento ad ottobre secondo l’Istat. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione del Garante per la sorveglianza dei prezzi Antonio Lirosi di convocare direttamente i produttori e le imprese della grande distribuzione la prossima settimana, rispettivamente il 6 e 7 novembre le industrie produttrici e l’'11 novembre i rappresentanti delle imprese della distribuzione commerciale.

I dati di mercato dimostrano - denuncia la Coldiretti - che è in atto una evidente speculazione sul piatto preferito dagli italiani con le quotazioni del grano che sono andate più giù della borsa e oggi sono dimezzate dall'inizio dell'anno mentre la pasta di semola di grano duro è stata tra gli alimentari quella che addirittura ha subito i maggiori incrementi. Il rapporto Ref per Ancc-Coop stima che, per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l'acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in più nel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia. La pasta non accenna infatti a diminuire e ha raggiunto valori medi di 1,5 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole, nonostante il fatto che - sottolinea la Coldiretti - il grano duro sia oggi attorno ai 0,22 euro al chilo. All'inizio dell'anno la pasta - ricorda la Coldiretti - era a 1,4 euro al chilo mentre il grano a 0,48 euro al chilo e si è dunque verificato un progressivo ed ingiustificato allargamento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo. Una situazione drammatica nelle campagne per il forte aumento dei costi di produzione, del 56 % per i concimi necessari per fertilizzare il terreno, che sta mettendo in difficoltà - continua la Coldiretti - gli agricoltori italiani e il futuro delle coltivazioni Made in Italy con l'aumento della dipendenza dall'estero.

«Si tratta dell'evidente dimostrazione che- sostiene la Coldiretti - l'emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per gli agricoltori, perché di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico, sociale e sulla bilancia commerciale. Serve sui mercati una maggiore stabilità per chiudere le porte alla speculazione e consentire una adeguata programmazione della produzione ed una più equa distribuzione del valore nella filiera. Per questo la Coldiretti ha avviato un progetto per semplificare e razionalizzare la filiera e recuperare valore aggiunto alle imprese agricole.

La pasta è il piatto preferito dagli italiani con consumi medi procapite che in Italia sono sui 28 chili a persona, tre volte superiori a quelli di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiori a quelli di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiori a quelli di un giapponese. Le esportazioni di pasta nel mondo - conclude la Coldiretti - sono aumentate in valore del 46 per cento, con incrementi soprattutto nei paesi dell'Unione Europea (+50 per cento), dove si realizzano i due terzi del valore delle esportazioni, mentre sono quasi raddoppiate le esportazioni in Asia, che in valore ha quasi eguagliato il mercato americano, rimasto sostanzialmente stabile, nel primo semestre 2008 rispetto all'anno precedente.