9 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Giornata drammatica quella di oggi per l'Alitalia

Alitalia: no di Tremonti alla nazionalizzazione

Non è servito neanche il documento inviato nella tarda mattinata di ieri a Cai da parte del fronte degli indecisi, composto da Filt-Cgil, Anpav, Avia, SdL, Anpac e up

Giornata drammatica quella di oggi per l'Alitalia. L'Assemblea della CAI ha deciso di ritirare l'offerta per la compagnia aerea che si avvicina così pericolosamente verso il fallimento. Il presidente della CAI, Roberto Colaninno, del resto, era stato chiaro: senza il consenso dei sindacati l'offerta non sarebbe proseguita. Alla CAI non e' bastato quindi l'assenso di tre sigle sindacali, Cisl, Uil e UGL. Hanno pesato infatti le esitazioni della Cgil che fino all'ultimo ha cercato di ricompattare il fronte sindacale, soprattutto dalla parte dei piloti, che fino alla fine, pur giudicando possibile un accordo sui contratti, ha evidenziato fino all'ultimo le perplessità sul piano industriale e soprattutto sul numero dei piloti in esubero, circa 1000, giudicato insostenibile.

Non e' servito neanche il documento inviato nella tarda mattinata di ieri a CAI da parte del fronte degli indecisi, composto da Filt-Cgil, Anpav, Avia, SdL, Anpac e up, che dichiarandosi aperti alla possibilità di un accordo chiedevano ulteriore tempo per un negoziato sui nodi rimasti aperti. E nemmeno l'invito di Berlusconi a procedere senza la Cgil.
La CAI ha deciso di non aspettare più e dopo una serie infinita di ultimatum caduti nel vuoto ha deciso di dar seguito a quello lanciato ieri da Palazzo Chigi, votando all'unanimita' la proposta portata in Assemblea da Colaninno per il ritiro dell'offerta. Soprattutto dopo le ultime aperture sui contratti e dopo l'annuncio della disponibilità di introdurre una sorta di partecipazione all'utile dei dipendenti destinando loro il 7% del risultato netto.

Dopo due anni passati a cercare di privatizzare l'azienda, una procedura di gara chiusa prima del tempo per mancanza di offerenti, una trattativa con Air France chiusa per il mancato accordo con i sindacati e un'altra con la CAI che, ad oggi, sembra essersi anch'essa chiusa negativamente, malgrado le parole dell'ex presidente della compagnia, Maurizio Prato, secondo il quale servirebbe 'un'esorcista' ci sono responsabilità ben precise se si e' arrivati a questo punto.
In primo luogo, c'e' la responsabilità dell'azionista di riferimento, ovvero del Governo: nell'operazione di privatizzazione e quindi di salvataggio dell'Alitalia, nella fase finale, si sono succeduti due governi, ma l'esito e' stato sempre lo stesso, ovvero un nulla di fatto malgrado la concessione, prima di un aumento di capitale da 1 miliardo, poi il prestito ponte da 300 milioni di euro e malgrado l'impegno 'forte' speso dall'attuale governo e dallo stesso premier anche per la realizzazione di una cordata di imprenditori italiani disponibili a investire nel progetto.

Ora ci si dovrà interrogare sul futuro del sistema del trasporto aereo in Italia. Se fallisce un progetto di sistema italiano, nel quale sono destinate a entrare sia Alitalia che AirOne, le ricadute saranno pesanti per tutti, con il trasporto aereo nazionale che diverrebbe preda di quegli stranieri dai quali si e' sempre cercato di mantenersi indipendenti e con il turismo italiano che non avrebbe più una compagnia aerea di riferimento per il rilancio della filiera.

Intanto il Ministro Tremonti esclude qualsiasi ritorno a forme di nazionalizzazione.