20 gennaio 2022
Aggiornato 15:30
Economia italiana

Venturi: «Marchio a segno zero»

Così Marco Venturi, presidente Confesercenti, esordisce alla conferenza stampa che dà il via al meeting 2008 dell’associazione

«Il marchio dell’economia italiana di quest’anno finora è rappresentato da un preoccupante segno zero: 0,1% per il Pil 2008, sottozero i consumi delle famiglie, un pesante segno meno anche per investimenti ed innovazione (-2,2%). L’Italia vanta il poco invidiabile primato del maggior rallentamento economico dalla fine del 2007 nell’area Euro e di conseguenza crescono le distanze con l’Europa.

Così Marco Venturi, presidente Confesercenti, esordisce alla conferenza stampa che dà il via al meeting 2008 dell’associazione. «Secondo le nostre previsioni, nel 2009 ci sono poche speranze di inversione rapida di questo desolante ciclo economico: il Pil salirà ad un modesto 0,8%, gli investimenti si limiteranno a dimezzare il segno negativo (dal-2,2% al –1,3%). Molto, comunque, dipenderà dalla contrazione del prezzo del petrolio: ecco perché insistiamo affinché si investa con urgenza in energie alternative e nucleare. Un altro campanello d’allarme arriva dal rapporto: alle difficoltà attuali si aggiungerà una forte frenata del settore edilizio (nel 2009 costruzioni al –2,2%). In sostanza un poco di sereno arriva solo dal possibile ritorno dell’inflazione sotto il 3% (nel 2009 2,6% dal 3,6 di quest’anno ed ancor meglio nel 2010: 2%) e dalle esportazioni (+3,7).

La domanda interna resta l’anello debole: per diversi trimestri ancora i consumi finali nazionali segneranno il passo (nel 2009 si passerebbe dal –0,1% allo zero): a questo punto l’unico Mister Prezzi davvero efficace può essere rappresentato dal Presidente del Consiglio con scelte che rendano più competitivo il Paese.
Noi vogliamo che l’Italia smetta di essere la lumaca d’Europa e cambi marcia: non basta sfrondare alcuni eccessi, servono scelte coraggiose. E per trovare nuove risorse che affrontino le carenze dell’Italia, dall’energia, all’innovazione, ai ritardi del sud, alle infrastrutture non ci sono alternative a tagli di spesa più incisivi.
Altro che una nuova Ici, od altra imposta, alle province! Serve invece un piano che in pochi anni le cancelli, che accorpi i piccoli comuni, che riduca drasticamente le comunità montane, che crei aree metropolitane con adeguati poteri.
E soprattutto diciamo un chiaro no ad un federalismo che aumenti ancora il già insopportabile prelievo fiscale. E’ imperativo che le tasse, per famiglie ed imprese, vadano gradualmente ridotte.