19 maggio 2024
Aggiornato 16:30
Quest’anno le imprese milanesi prevedono di assumere 9.160 lavoratori stagionali

A Milano si lavora anche come stagionali

«Il lavoro stagionale – ha commentato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano - rappresenta una potenziale ricchezza per il territorio ed un importante strumento di flessibilità»

A Milano si lavora anche con contratto stagionale, magari in estate. Quest’anno le imprese milanesi prevedono di assumere 9.160 lavoratori stagionali, concentrati nel settore dei servizi (7.300 assunti, di cui oltre un quarto nei comparti legati al turismo). Protagonisti hotel e ristoranti con circa 2.500 addetti, il commercio con 2.200 ma anche i servizi alla persona e alle imprese (quasi 1.100 richieste).

Emerge da una elaborazione della Camera di Commercio di Milano, sui dati Excelsior - sistema informativo permanente sull’occupazione e la formazione realizzato dalle Camere di Commercio, con il coordinamento di Unioncamere nazionale e il sostegno del Ministero del Lavoro e dell’Unione Europea - e relativi alle previsioni di assunzioni delle imprese di Milano e provincia per il 2008.

«Il lavoro stagionale – ha commentato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano - rappresenta una potenziale ricchezza per il territorio ed un importante strumento di flessibilità. In questo modo, le imprese possono affrontare preparate i picchi di attività come i saldi e organizzarsi nel periodo estivo. Ma è anche uno strumento utile a diverse categorie di lavoratori a partire dai più giovani, che possono acquisire esperienze che saranno utili per il loro futuro lavorativo».

I lavoratori stagionali. Sono 9.160 le assunzioni di lavoratori stagionali previsti dalle imprese milanesi nel corso del 2008, il 41,7% del totale previsto per la Lombardia ed il 3,6% del totale Italia. Costituiscono il 10,4% di tutte le assunzioni previste per l’anno in provincia. Chiedono lavoro stagionale soprattutto i settori delle industrie alimentari (60,2% del totale assunzioni previste, tra stagionali e non stagionali), degli alberghi e ristoranti (28,7%) e del commercio (12,9%). Sono soprattutto le imprese con oltre 50 dipendenti a farne ricorso (8.220 assunzioni, 90% del totale assunti con contratto stagionale), seguite da quelle con numero di dipendenti compreso tra 10 e 49 (720 assunzioni, 8%). Le imprese con meno di 9 dipendenti incidono per il 2,5%. Se consideriamo i macrosettori, sono i servizi a fare maggiormente uso di questa categoria di lavoratori, con 7.300 assunzioni (pari al 79,7% del totale, era l’81,4% nel 2007). L’industria, incluse le costruzioni, si attesta al 20,3% con 1.860 assunzioni. Esaminando i singoli settori in dettaglio, per quanto riguarda i servizi, circa un terzo dei lavoratori stagionali sono concentrati nel settore alberghi, ristoranti e servizi turistici (2.480 assunzioni, 34% delle assunzioni stagionali nei servizi), e oltre un quarto nel commercio (2.180 assunzioni, 30%). Previste nei servizi alle persone e alle imprese 1.090 assunzioni (15%), per i trasporti e attività postali 510 assunzioni (7% del totale) e nei servizi avanzati alle imprese 450 (6%).

I lavori che crescono rispetto al 2007. Dal confronto tra le previsioni di assunzioni di lavoratori stagionali del 2008 e quelle del 2007, si rileva una crescita nel settore industrie tessili (+100%, da 50 a 100), industrie alimentari e oreficeria (+37% da 970 a 1.330), industrie dei metalli (+33%, da 60 a 80), servizi avanzati alle imprese (+136,8% da 190 a 450), sanità e istruzione (+80%, da 150 a 270).

I lavoratori stagionali in Lombardia. Sono quasi 22.000 le assunzioni di lavoratori stagionali previsti dalle imprese lombarde nel corso del 2008, per il 77,6% nel settore dei servizi e per il 22,4% nell’industria. Il 41,7% delle assunzioni stagionali si concentra nella provincia di Milano. Seguono Brescia, con 4.120 assunzioni stagionali e il 18,7% regionale, Como con 1.760 stagionali e l’8% regionale, e Bergamo con 1.440 assunzioni e il 6,5% lombardo. Fanalini di coda le province di Lodi (360, 1,6%) e Lecco (450, 2%).