14 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
È crisi della terza e quarta settimana anche nei mesi estivi

Agosto, vacanza mia non ti conosco

Si sopporta la calura a casa pur di evitare le spese. Calano le presenze e diminuiscono ancor di più i consumi. Il resto della stagione sarà meno drammatico, ma non farà invertire la tendenza

Tempi cupi per tutti. La crisi economica c’è e si vede. A dirlo è il centro studi di Fipe, la federazione leader di un settore composto da oltre 240.000 imprese tra bar, ristoranti, stabilimenti balneari, discoteche, rifugi alpini che dà lavoro a oltre un milione di persone. Anche i pubblici esercizi, in grado di intercettare l’andamento turistico a tutto tondo comprensivo della ‘seconda casa’ o della vacanza da parenti e amici, registrano un calo di presenze.

Si spostano meno stranieri e ancor meno italiani; chi viaggia cerca di mantenere il portafoglio chiuso. A dirlo sono proprio baristi e ristoratori nei cui locali è difficile non entrare quando si è in vacanza. Per il 64% dei gestori, la stagione è iniziata peggio dell’anno precedente e solo pochissimi sperano in meglio per agosto e settembre, facendo scendere al 58% il gruppo dei pessimisti. Il flusso è in calo in tutti e quattro i mesi. La flessione a fine stagione sarà del 4,8% che in termini assoluti corrisponde a 28 milioni di presenze in meno. La crisi dei consumi nel turismo è dovuta per gran parte proprio dal minor afflusso e per il resto da una minore propensione alla spesa di chi andrà comunque in vacanza: una crisi in grado di mandare in fumo quasi tre miliardi di euro di fatturato reale con un calo di quasi il 7% rispetto all’estate 2007.

I turisti cercano di tenersi alla larga dal mare (-6,8%), dove qualche gelato e qualche oggettino da spiaggia inducono maggiormente nella tentazione della spesa. Va male, ma non malissimo, anche alla montagna (-3,8%), mentre sembrano non variare le presenze al lago e, sarebbero in aumento sia pure con una percentuale poco consistente (1,1%) quelle nei centri minori; quest’unico dato positivo però non è assolutamente in grado di riequilibrare il bilancio turistico della stagione. Fra gli stranieri, l’Italia richiama maggiormente l’attenzione dei ‘nuovi’ ricchi, cioè europei del Nord, russi e cinesi; in calo, invece, i cittadini di Stati le cui economie sono in sofferenza. Gli statunitensi neanche quest’anno lasciano le loro residenze per il Belpaese; pochi anche i francesi e i tedeschi in giro. Un’occhiata al tipo di bene consumato dà bene l’idea dei pochi soldi in circolazione: va alla grande l’acqua minerale consumata al posto di bibite; si rinuncia alla vacanza, ma non al gelato; male gli affari per le pizzerie e per i ristoranti. E questa volta non sembra essere colpa dei prezzi: il 66,7% degli esercenti dichiara di non aver ritoccato i listini.  «Siamo preoccupati da questi dati – ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe – ma non impreparati. Segnali negativi erano già stati annunciati da più parti e a guardarsi intorno si vede che l’economia non gira. Non dobbiamo però piangerci addosso, ma dobbiamo darci tutti da fare e puntare sulla qualità dei servizi offerti. Anche la politica, però, deve fare la sua parte. Non basta certo una nuova classificazione alberghiera, per altro nemmeno condivisa da tutte la categorie, per invertire la rotta declinante del nostro turismo. Bisogna credere – ha concluso Stoppani – e investire energie e risorse in un nuovo modello di turismo, fatto non solo di ricettività a accessibilità, requisiti che ormai si trovano dovunque, ma anche  di tanti servizi, pubblici e privati, integrati ed efficienti».