28 ottobre 2021
Aggiornato 22:30
«Libro Verde sull’occupazione femminile nel Lazio», presentato oggi a Roma

Nel Lazio tasso occupazione femminile al 50%

Tra le province italiane, è Roma quella con il più elevato numero di imprese femminili (61.584), seguita da Napoli (59.725) e Milano (57.199)

Nel Lazio, il tasso di occupazione femminile è superiore alla media nazionale attestandosi intorno al 50% e la presenza delle donne nelle imprese ha superato la percentuale che si registra a livello italiano (oltre il 26% contro il 24%). E’ quanto emerge dal ‘Libro Verde sull’occupazione femminile nel Lazio’, presentato oggi a Roma, presso la sede del Cnel, e realizzato dalla direzione regionale Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili. Tra le province italiane, è Roma quella con il più elevato numero di imprese femminili (61.584), seguita da Napoli (59.725) e Milano (57.199). Positivo anche il trend registrato nel suo complesso dalla regione Lazio, con un tasso di imprese femminili pari a circa il 27% del totale delle aziende, contro una media nazionale del 24%.

L’imprenditrice ha un’età compresa tra i 30 e 40 anni (comunque mai superiore ai 56 anni) ed è altamente scolarizzata (il 60% possiede una laurea, mentre il 52% ha addirittura conseguito un master), sebbene poi al grado di istruzione non sempre corrisponda un ruolo aziendale in linea con il percorso formativo e spesso la tipologia di laurea non sia coerente con l’attività imprenditoriale individuata. Al momento di avviare l’impresa, inoltre, è nubile e non ha figli. Una buona parte di donne fa attività d’impresa dopo la separazione-divorzio o in alternativa al reingresso nel mondo del lavoro dopo la maternità.

Nella sola provincia di Roma, le donne straniere con cariche imprenditoriali sono 12.417 (7,6% del totale delle donne). Tra il 2006 e il 2007, il numero complessivo di queste donne e’ aumentato di 3.320 unità (2,1%). La componente femminile straniera ha evidenziato un tasso di crescita (8,3%) molto superiore a quello delle italiane (+1,6%) ed è risultata più pronunciata rispetto al già alto livello medio regionale e nazionale (rispettivamente, 7,7% e 6,7%), confermando una specifica tendenza registrata anche in passato. La componente femminile straniera nell’ambito dell’imprenditoria femminile è pari al 10,2% (4.473) del totale.

L’ingresso nel mondo del lavoro delle donne avviene più tardi nel Lazio rispetto alla media nazionale, come confermano i tassi di occupazione per le fasce d’età 15-24 anni. Man mano che si sale negli anni, si legge nell’indagine, cresce il divario tra sessi: si passa da 6,6 punti percentuali in meno di donne occupate nella fascia giovanile a 20 punti in meno nella fascia 25-34 anni, fino a salire a differenze che toccano la quota di 30 punti nelle fasce 35-54 anni, per ridiscendere a differenziali di 20 punti per le classi di età più avanzate (55 e oltre).

Mediamente la partecipazione alla vita attiva delle donne avviene in epoca più tardiva rispetto agli uomini, in quanto risente del maggior impegno nello studio, nella vita familiare e nella cura dei figli. Si rinviano a tempi futuri le scelte lavorative più mature, con il rischio però di non riuscire più facilmente a entrare o rientrare nel mondo del lavoro. Nonostante sia cresciuto nel tempo il tasso di partecipazione delle donne, permane ancora uno scarto consistente (oltre 22 punti percentuali) rispetto ai valori registrati dagli uomini.

Entrate nel mercato del lavoro, con un po’ più di ritardo rispetto alle loro coetanee delle altre regioni del Centro-Nord e con minori sostegni dei servizi di cura, le donne nel Lazio si confrontano con una domanda di lavoro poco rispondente al bagaglio formativo accumulato. Inoltre, sia al momento del primo impiego sia nel corso della carriera professionale permane la discriminazione tra uomini e donne relativamente al reddito da lavoro.

Le differenze retributive e professionali tra sessi, nel Lazio, sono significative nel lavoro atipico, che esula dai parametri della contrattazione collettiva. La metà delle donne ha redditi sotto i 5mila euro, contro il 34% degli uomini. Solo il 6% delle donne vanta redditi al di sopra di 30mila euro, contro il 20% degli uomini. Divari consistenti si registrano anche nei ruoli professionali ricoperti: gli incarichi di più alto livello (ad esempio amministratore, sindaco di società) sono più frequentemente ricoperti da uomini (43% contro il 17% delle donne). L’assenza di servizi e di infrastrutture adeguate non solo tendono a far assumere alle donne una visione del lavoro di tipo più accessorio rispetto a quello degli uomini, ma anche ad accettare una condizione di lavoro e retributiva più svantaggiata. Le donne si rivolgono con maggiore propensione verso occupazioni flessibili e temporanee, prive di tutele e di adeguate garanzie economiche.