26 giugno 2022
Aggiornato 03:30
Prodotti tipici

Il Ratafià di Andorno ha una storia magica

Uno dei liquori biellesi per eccellenza ha origini antichissime ed una storia molto particolare. Scopritela insieme a noi

BIELLA - Lo sapevate che il Ratafià di Andorno è prodotto in 5 varianti? Ciliege, ginepro, noci albicocca e limoni. Il gusto classico rimane quello alle ciliege nere. Preparato con il succo di pregiate ciliegie nere, zucchero ed aromi, è particolarmente apprezzato per il suo soave sapore. Una leggera gradazione alcolica lo rende liquore gradito a tutti. E' consigliato berlo freddo, con ghiaccio o liscio. Eccellente ingrediente nella preparazione dei dolci più prelibati, con la macedonia e con il gelato.

Una storia alchemica
Storia o forse leggenda? le trame del racconto sul Ratafià giungono dal Medioevo, un’epoca in cui Biella non aveva ancora affermato la propria superiorità e Andorno Micca si distingueva come città rivale che in quei tempi occupava l’intera Valle del Cervo. Un’epoca difficile per le condizioni igienico sanitarie ed un periodo in cui la fede era il rimedio più utilizzat. Il popolo, per sopravvivere, doveva basarsi sulle risorse che la natura offriva, creando talvolta, come primitiva medicina, intrugli e decotti portentosi che il popolo stesso, ignorante, additava poi come riti di stregoneria. Fu allora che una donna residente ad Andorno Micca, sia per talento personale che per poter sbarcare il lunario, cominciò la propria attività di erborista, traendo dalle erbe montane combinate con l’alcool e altre sostanze, dei decotti utili ad aiutare i compaesani in difficoltà. Proprio questa sua dote però le valse quasi la vita. La donna infatti insospettì gli inquisitori, per la sua magica capacità di guarire e alleviare le pene altrui e venne denunciata per stregoneria. Il processo fu presto risolto: la strega venne condannata a morte, ma proprio in quei giorni, in un tempo flagellato da peste e epidemie, un male cominciò a dilagare, mietendo vite e debilitando chi lo contraeva. Fu in quel momento che la condannata, desiderosa di un ultimo atto d’amore per i suoi concittadini, disse loro di raccogliere le ciliegie e spiegò come lavorarle per creare uno sciroppo dolce e molto energetico. Grazie alla soluzione i malati ripresero forza riuscendo a sopravvivere e questo atto di grande bontà venne visto come atto di riscatto della strega verso il popolo a cui venne salvata la vita.

Oltre la leggenda
Lo scrittore Angelo Brofferio, ne «Le Tradizioni Italiane» (1848), riporta la leggenda di un liquore di ciliegie nere che, nell’anno 1000, salvò dalla peste la popolazione di Andorno, rendendo possibile il matrimonio tra la figlia dell’inventore di questo liquore e il figlio del suo più fiero nemico. La pace tra le due famiglie fu così ristabilita, e la frase che venne pronunciata a suggello dell’unione tra i due giovani, «et sic res rata fiat», diede il nome a questo magico liquore. Nel 1700 lo speziale Pietro Rappis ne iniziò la produzione artigianale; il Ratafià, divenne presto molto famoso anche Oltralpe: nel 1766, infatti, il notissimo «Cuoco Piemontese perfezionato a Parigi» dedicava al liquore due ricette. Nel 1880 Giovanni Rapa, fondatore dell’omonimo liquorificio, ne raccolse la tradizione che ancora prosegue nel rispetto delle antiche ricette.