27 ottobre 2020
Aggiornato 22:00
Personaggi

Carolina Crescentini: «Pretendo il diritto di invecchiare»

L'attrice si racconta a Grazia: «Voglio fare ruoli che rappresentano la mia età, anche in futuro, e voglio essere credibile, non ricostruita»

Carolina Crescentini
Carolina Crescentini ANSA

«Io pretendo il diritto di invecchiare. Voglio fare ruoli che rappresentano la mia età, anche in futuro, e voglio essere credibile, non ricostruita. Non sono ossessionata dalla bellezza. Non ho mai pensato di farmi cambiare, cosa che purtroppo non succede a molti ventenni. E a loro mi trovo a dire: 'Eh no, con quei soldi della chirurgia plastica fatti il giro del mondo!'». Così Carolina Crescentini si racconta in un'intervista a Grazia, il magazine diretto da Silvia Grilli, nel numero in edicola questa settimana.

In tv Carolina è la protagonista di Mare fuori in cui è alle prese con i ragazzi difficili di un carcere minorile napoletano. Nella sua carriera l'attrice ha sempre scelto d'interpretare donne scomode e coraggiose perché, come spiega a Grazia, «Ognuna di loro mi ha insegnato a difendermi da chi cerca di cambiarmi».

Carolina è sposata con il cantautore e musicista Francesco Motta, sei anni più giovane di lei. «E' la prima volta che sto con un uomo più piccolo di me, ma non sento il peso della differenza d'età. Abbiamo gli stessi riferimenti culturali. Ho provato, all'inizio, a provocarlo. Un giorno l'ho portato al Gianicolo e gli ho detto: 'Io qui ci venivo con il walkman (il lettore di audiocassette, ndr), sai che cos'è?'. E lui: 'Guarda che l'avevo anche io'».

Interpellata da Grazia se c'è ancora un pregiudizio su donne con uomini più giovani, spiega: «Sono talmente giudicata su tutto, che un eventuale giudizio in più non mi tocca. Certo, questa è una domanda che agli uomini non si fa, perché hanno la convinzione - data da noi donne per farli sentire forti - che invecchiando diventano più fascinosi, addirittura più belli. In realtà credo che gli incontri tra persone non vadano giudicati e se qualcuno ci prova, me ne infischio».