16 novembre 2018
Aggiornato 00:00

Scorsese: «Ecco i miei film italiani preferiti»

Riceve il premio alla carriera da Paolo Taviani, e sceglie sequenze di nove film italiani che lo hanno segnato nella sua formazione. Pasolini, Antonioni, Visconti, Rosi...
Martin Scorsese premiato alla Festa del Cinema di Roma
Martin Scorsese premiato alla Festa del Cinema di Roma (ANSA)

ROMA - «Del passato del cinema italiano mi auguro che le persone siano ormai sempre più consapevoli e voglio sollecitare coloro che possono farlo di sostenere i nuovi cineasti italiani, ce ne sono molti di bravi»: è l'appello lanciato dal regista americano Martin Scorsese poco dopo avere ricevuto il premio alla carriera alla 13esima Festa del cinema di Roma dalle mani di Paolo Taviani, al termine di un incontro con il pubblico durato quasi due ore.

STANDING OVATION - «Nel frattempo abbiamo restaurato più di 15 film, con la Cineteca di Bologna. E 29 film muti e corti di italiani con la Biblioteca del Congresso, la George Eastman House», ha ricordato l'autore di film cult come «Toro scatenato» e «Taxi Driver», prima di lasciare la sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica tra gli applausi dei suoi fan, molti dei quali giovani, che si sono avvicinati al palco per rubare qualche autografo, immagine o stretta di mano.​​​​​​​
Scorsese, che ha da poco ottenuto la cittadinanza italiana, è stato accolto al suo arrivo da una standing ovation dal pubblico della Festa di Roma, che ha applaudito a più riprese il regista italo-americano durante l'evento, uno dei più attesi della tredicesima edizione della festa. Viste le molte richieste, l'autore di «The Wolf of Wall Street» terrà infatti un altro incontro mercoledì 24 ottobre.

L'OMAGGIO - La serata si è aperta con la proiezione di una scena di «Accattone» di Pier Paolo Pasolini, film che Scorsese vide per la prima volta all'inizio degli anni Sessanta e da lui definita «un'esperienza molto potente», che lo sorprese per la sua «santità».
A questa si sono susseguite le proiezioni di altri film italiani che hanno influenzato la formazione e alcuni lavori del regista newyorkese, tra cui «La presa al potere di Luigi XIV» di Roberto Rossellini, «Umberto D.» di Vittorio de Sica, «Il posto» di Ermanno Olmi, «L'Eclisse» di Michelangelo Antonioni, «Divorzio all'italiana» di Pietro Germi (la cui satira avrebbe influenzato più tardi il suo 'Goodfellas'), «Salvatore Giuliano» di Francesco Rosi e «Il Gattopardo» di Luchino Visconti (l'unico a colori), gli ultimi tre un omaggio alle radici siciliane del regista.

RINASCITA SPIRITUALE - «Quando avevo 5 anni - ha raccontato Scorsese - a casa avevamo una piccola tv, da cui vedevo film come 'Roma Città Aperta', 'Paisà', 'Sciuscià', e insieme poi ai film che vedevo in sala, non mi sembravano film, per me erano vita vera, c'era qualcosa, una connessione con i miei nonni, facevano parte della mia vita».
A chiudere l'incontro la scena finale de «Le Notti di Cabiria» di Federico Fellini, una fine «sublime», l'ha definita Scorsese, una «rinascita spirituale» della protagonista Giulietta Masina, alias la prostituta Cabiria. Scorsese ha rivelato che negli anni Novanta era nata la possibilità di fare una produzione assieme al regista di 8 e mezzo, una sorta di documentario per la Universal, un progetto che non si è realizzato a causa della morte di Fellini proprio in quegli anni.