Non siamo soli

La Nasa scopre un sistema solare con 7 pianeti simili alla Terra. C’è vita?

La Nasa ha scoperto che nell'universo c’è un sistema solare molto simili al nostro. E, per di più, ci sono almeno tre pianeti su cui potrebbe anche esserci vita. Non siamo dunque soli?

Sistema solare
Sistema solare (Vadim Sadovski | shutterstock.com)

Forse affermare che nell’immensità infinita dell’Universo noi terrestri siamo l’unica forma di vita è un po’ presuntuoso. Ma, d’altronde non abbiamo mai trovato prove che in altre galassie o ‘mondi’ vi sia vita intelligente. Però, da dopo l’annuncio della NASA le cose potrebbero cambiare.

C’è qualcuno?
La clamorosa scoperta di un sistema solare molto simile al nostro è stata annunciata dalla Nasa, che rivela come ci siano almeno tre pianeti su cui potrebbe anche esserci la vita. Il ‘nuovo’ sistema solare dista da noi la bellezza di 39 anni luce – per cui non proprio raggiungibile in un tempo accettabile, almeno per ora.

Simile al nostro
Similmente al nostro sistema solare, quello appena scoperto nella costellazione dell’Acquario grazie alle osservazioni compiute con il telescopio spaziale Spitzer, è composto da sette pianeti simili alla Terra che ruotano intorno a una sola stella (come fosse il nostro Sole), che però è una Nana fredda chiamata Trappist-1.

Tre pianeti con vita?
Dei sette pianeti che compongono il sistema solare appena scoperto, ve ne sono almeno tre che potrebbero ospitare la vita. Questi sono infatti posizionati nella ‘zona abitabile’, che è quella in cui un pianeta roccioso ha maggiori probabilità di avere acqua allo stato liquido – che gli scienziati ritengono essere un potenziale bacino per la vita, così come la conosciamo. La temperatura sulla superficie di 6 dei sette pianeti del sistema solare è compresa tra 0 °C e 100 °C, una condizione che appunto favorisce la presenza di acqua. «La stella è così piccola e fredda che i sette pianeti sono temperati, il che significa che potrebbero ospitare un po’ di acqua liquida e forse vita sulla superficie», ha sottolineato Michael Gillon, astrofisico dell’università di Liegi.

Una scoperta epocale
La scoperta degli scienziati della NASA si presta dunque a divenire una di quelle cosiddette epocali. Che segna un nuovo capitolo nella ricerca di vita nello spazio. «Questa scoperta – ha commentato Thomas Zurbuchen, amministratore associato della Science Mission Directorate dell’Agenzia a Washington – potrebbe essere un pezzo significativo nel puzzle che dobbiamo comporre per trovare ambienti abitabili, luoghi che siano favorevoli alla vita. Rispondere alla domanda ‘siamo soli’ – aggiunge lo scienziato – è una priorità della scienza superiore e di trovare così tanti pianeti come questi per la prima volta nella zona abitabile è un notevole passo in avanti verso questo obiettivo».

Se c’è l’acqua
La potenziale presenza di acqua su un pianeta è dunque ritenuta un segnale che possa anche esserci vita. «La scoperta di più di un pianeta roccioso con temperature di superficie che consentano la presenza di acqua liquida – aggiunge il professor Chris Copperwheat della John Moore University di Liverpool – rendono questo meraviglioso sistema un eccitante obiettivo futuro per la ricerca di vita». È l’università britannica ad avere in gestione il telescopio spaziale Spitzer, che è il più grande al mondo e si trova a La Palma, nelle isole Canarie. Ed è con questo che è stato possibile fornire l’aiuto indispensabile affinché la NASA potesse procedere con il programma che ha portato alla scoperta. Il telescopio robotico è molto sensibile ai piccoli mutamenti che avvengono nella luminosità delle stelle, e riesce a intercettare anche quelli inferiori all’1%. Riuscire a rilevare i minuscoli cambi di luce causati dai pianeti che ruotano attorno alla stella principale è proprio il modo in cui si possono scoprire nuovi ‘mondi’ al di là del nostro sistema solare. Questi pianeti sono chiamati ‘esopianeti’, poiché si trovano al di fuori del nostro sistema solare.

Se c’è vita lo scopriremo
Gli scienziati sono fiduciosi: se c’è vita lo scopriremo. Ma per questo ci vorrà comunque ancora del tempo – almeno una decina di anni. A differenza del nostro Sole, Trappist-1 emette una luce duemila volte più fioca. Le sue dimensioni pare siano di poco maggiori a quelle del nostro Giove, per cui deve essere un ‘sole’ enorme visto da uno dei pianeti che gli ruotano attorno. Una rotazione che, a seconda del posizionamento nello spazio del pianeta, richiede da 2 a 20 giorni.
«Credo che abbiamo compiuto un passo cruciale nello scoprire se ci sia vita là fuori. Se la vita è riuscita a prosperare e generare gas in maniera simile a quanto accade sulla Terra, lo scopriremo», conclude Amaury Triaud dell’istituto di astronomia dell’università di Cambridge.

Il video