13 agosto 2020
Aggiornato 07:30
Il libro di Marco Malvaldi

«Le regole del gioco»: dalla 'maledetta' di Pirlo a Fosbury, storie di sport e altre scienze inesatte

C'è tanto calcio sì, ma è uno spassosissimo manualetto perfetto anche per chi di sport non ci ha mai capito nulla o neanche lo segue. Chicche, curiosità, con un piglio così razionale e ironico che non vi sembrerà neanche di leggere di sport

ROMA - Come sarebbe ripercorrere la storia dello sport tra tiri, lanci e salti impossibili a partire dal punto di vista della scienza? Ce lo dice Marco Malvaldi nel suo ultimo libro «Le regole del gioco. Storie di sport e altre scienze inesatte» (Rizzoli), uno spassosissimo manualetto perfetto anche per chi di sport non ne capisce nulla e non se ne è mai interessato. «Cercare di capire il motivo per cui una punizione può seguire una traiettoria inspiegabile a livello intuitivo o ragionare sul perché un tuffatore tenga le mani intrecciate e parallele all’acqua o un saltatore in alto trovi conveniente aggirare l’asticella di schiena dà al nostro ruolo di spettatori una dimensione ulteriore» spiega Malvaldi. «Fare scienza è da ganzi e lo sport è una metafora della vita, oltre che un eccezionale sistema educativo. Si parte, in teoria, tutti dallo stesso livello e si possono sovvertire i pronostici con impegno e testa fina. E se fai una cretinata, male che ti vada, perdi».

L'autore del «BarLume»
Pisano classe '74, giallista affermato e noto al grande pubblico soprattutto per essere l'autore della «Trilogia del BarLume» che ha ispirato la serie «I delitti del BarLume» con Filippo Timi prodotta da Sky, ex studente della Normale con un passato da ricercatore al dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa, Malvaldi ci diletta con il suo solito stile scanzonato e ironico per regalarci momenti di pura, scientifica, follia da sportivo. Il racconto di due mondi solo in apparenza lontani: la scienza e lo sport.

Come ha fatto Pirlo a calciare la «maledetta»?
Tra le tante chicche sviscerate con piglio razionalissimo nel libro c'è lei, la «maledetta» di Pirlo. Come diavolo ha fatto ha tirare quella punizione imparabile con solo le ultime tre dita del piede ("in modo secco, come uno schiaffo") ? «Tutti i commentatori presero a dire la loro sull’effetto del suo tiro, ma qualsiasi inquadratura mostrava chiaramente che la palla non girava – spiega Malvaldi –. Mi sono messo a studiare, ho chiesto consulenze agli amici ingegneri e ho capito. Questo è il classico caso di 'cambio di regime di flusso', che significa molto banalmente che quando la palla è partita dal piede di Pirlo il flusso di aria attorno al pallone, che viaggiava sui 90 km, era turbolento, dopo di che la palla ha iniziato a rallentare e poco dopo è entrata nel cosiddetto 'regime laminare': l'aria avvolgeva tutta la palla come uno strato di foglie di cipolla. In quel momento l'attrito dell'aria è diventato 5 volte maggiore rispetto alla turbolenza iniziale e il pallone ha subito un rallentamento inimmaginabile».

I rigori, falsi miti e probabilità
Altro capitolo curioso: i rigori. Ci sono più probabilità di fare goal se si tira alla sinistra del portiere. Lo sapevate? Ma perché? «Perché tutti noi abbiamo una certa predisposizione nei confronti del lato destro: se incontriamo qualcuno per strada tendenzialmente ci sporgiamo verso destra a prescindere dall'essere destrorsi o mancini. In situazioni di stress tendiamo a sbilanciarci verso il nostro lato naturale. È stato studiato statisticamente che quando si vanno a tirare i rigori nella cosiddetta lotteria e la squadra sta perdendo, i portieri si buttano a destra per più del 70% delle volte». Seconda cosa: sembra stupido, ma è meglio tirare sempre dalla stessa parte. «Se i primi tre calciatori tirano a sinistra il portiere alla quarta si butta a destra più del 90% delle volte. Questa è la 'fallacia dello scommettitore', quella per cui si confonde la probabilità di riuscita di un evento con la sua frequenza, come quando lanciamo una moneta e esce testa e il lancio dopo ci aspettiamo che esca più probabilmente croce, invece non è così».

Fosbury, cosa c'è dietro a quel salto
E che dire del mitico «salto Fosbury»? A pagina 40 del libro compare il grande Dick Fosbury, che ha cambiato per sempre il salto in alto. Quel giorno del 68, a Città del Messico, è il primo a saltare scavalcando l'asticella con la schiena imponendolo come stile universalmente riconosciuto. «Le gambe e la testa sono le parti più pesanti del nostro corpo. Saltando così queste restano sotto l'asticella per gran parte del tempo, quindi il nostro baricentro passa sotto l'asticella mentre il nostro corpo la scavalca. Ci vuole molta meno forza e molta più coordinazione». Insomma, è la «scienza bellezza»...