17 ottobre 2021
Aggiornato 16:30
Mangiare in città

Il Ristorante San Giorgio di Genova

A due passi dalle principali attrattive turistiche della capitale ligure, ecco una buona tavola dove passare un paio d’ore tra grandi vini e rassicuranti piatti tradizionali.

GENOVA - Per qualcuno l'ora é scoccata. O sta per scoccare. Allora si può fare. Allora cercando meglio qualche cosa si riesce a tirare fuori da questa città diventata ormai l’emblema oltre che la capitale di una regione in profonda crisi di proposte gastronomiche, non dico eccelse, ma almeno all’altezza dei propri grandi prodotti - della terra e del mare- ma che sempre più raramente riesce a valorizzarli a tavola. La città si rialza di fronte ad una nuova alluvione, con il mugugno che gli appartiene, insieme allo spirito di rivalsa, l’orgoglio.

Qui nel quartiere lo sanno. Almeno, diciamo che al bar a 200 metri lo sanno. Più in là, in un locale appena inaugurato alla richiesta dell'indirizzo del San Giorgio ci si guarda senza una risposta, ma si sa, i genovesi sono riservati, e certe chicche se le vorrebbero tener per loro. In realtà sono in molti a saperlo che al San Giorgio si sta bene, a duecento metri da Piazza Rossetti, dal mare, a poche centinaia di metri da via XX Settembre, e quindi dalla zone più gettonata per lo shopping.

LE ORIGINI - Nulla arriva per azzardo, trattandosi anche in questo caso di riscoperta in un contesto diverso e sotto un'insegna diversa di una situazione già nota in passato. Quattro anni dall’apertura ed è già rinnovato il San Giorgio dei fratelli Scala, e neppure del tutto rifinito. Fu dapprima Au Fundegu, ad Albissola Superiore, nel savonese stretto, mentre ora è il San Giorgio, nel pieno della maturità dei due fratelli Danilo e Roberto Scala, proprietari di questo bel locale elegantino e conciso, salotto conviviale colmo si di tavoli, ma anche di deliziose e stuzzicanti preparazioni di cucina schietta e diretta. Tavoli troppo ravvicinati? Vorrà dire che tra un fritto d’acciughe e un calamaro ripieno ci sarà motivo di condividere anche qualche parere polemico, in pieno clima ligure.

IL FRITTO -  C’è chi parte appositamente dalla Lombardia e dal Piemonte tutti i week end per un buon fritto di pesce. I genovesi invece ci sono abituati, e allora la domenica lo vanno a mangiare in Riviera il loro fritto di paranza, che sia di Ponente o di Levante, prioritariamente all’aperto, in una terrazza vista mare. Ma in città le alternative sul tema non è che siano molte, e quindi ben venga il San Giorgio … C'è baruffa nell'aria quando si frigge al San Giorgio, o quando l'aglio s'intriga nell'olio. Questo dettaglio si, questo sarebbe più importante curare e migliorare avendo ambizioni d’alta classifica, ma la materia qui la si conosce bene, che sia inserita in una zuppa di pesce o di molluschi, sia che si tratti di baccalà o di pesci bianchi degni di questo desco marino. Quindi non solo per un fritto al San Giorgio.

IL VINO IN PRIMO PIANO - L'attenzione al dettaglio che non manca al capitolo zero della carta dei vini, che si fa piacere, indipendentemente dalle scelte e dai gusti personali più o meno condivisibili con il pubblico pagante, messe giù -le etichette- nero su bianco, e anche in immagini. Carta che viene rinnovata trimestralmente, mentre il menù anche più spesso, nonostante la Liguria possa disporre dei medesimi ortaggi per gran parte dell’anno. Infine un occhio di riguardo ai prezzi: belìn, e sono palanche da queste parti, ma anche su questo dettaglio, spesso inteso come prioritario ormai, possiamo sederci con una certa serenità e qualche certezza, che almeno questa lo sia, sperando che il cielo la smetta di buttare giù acqua su Genova.