La vita in carcere tra sogni e speranze in «Milleunanotte»
Il documentario in concorso nella sezione specifica di Prospettive Italia, girato nel Penitenziario Dozza di Bologna e diretto da Marco Santarelli. Il film racconta la vita che scorre nella sezione giudiziaria del carcere, tra rassegnazione e speranza, in un tempo sospeso che non passa mai e una «domandina» da scrivere
ROMA - L'attualità, il problema delle carceri e del loro sovraffollamento irrompono al Festival Internazionale del Film di Roma con il documentario «Milleunanotte», in concorso nella sezione specifica di Prospettive Italia, girato nel Penitenziario Dozza di Bologna e diretto da Marco Santarelli. Il film racconta la vita che scorre nella sezione giudiziaria del carcere, tra rassegnazione e speranza, in un tempo sospeso che non passa mai e una «domandina» da scrivere.
Nel gergo carcerario la «domandina» è la richiesta che devono fare i detenuti per poter incontrare il loro avvocato, un familiare, fare una telefonata o chiedere di lavorare e seguendo queste richieste il film entra nelle storie personali di alcuni detenuti e esplora la complicata burocrazia che regola il carcere. Santarelli ha raccontato che l'idea gli è venuta dopo l'incontro con uno dei monaci volontari che opera alla Dozza, il penitenziario italiano con il maggior numero di stranieri.«Ho passato sei settimane filmando i colloqui degli educatori e dei mediatori culturali con i detenuti, la vita di «rotonda e di braccio», le ore di socialità in cella - ha dichiarato il regista - ho filmato al penale e nella sezione giudiziaria, dove si trova chi è in attesa giudizio e dove si concentrano le storie più drammatiche».
Poi l'incontro con una detenuta è stato fondamentale: «Ha ottenuto l'autorizzazione dal giudice di sorveglianza per tornare alcuni giorni a casa dai figli e quando il permesso è arrivato, ho deciso di seguirla nel suo viaggio di ritorno» ha raccontato Santarelli. Il titolo del film nasce da una sua «ossessione personale per il tempo. Milleunanotte è l'inizio di una lettera d'amore di una detenuta giunta alla sua mille e una notte in carcere».
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