15 dicembre 2019
Aggiornato 06:30

Per Vicari un film sulla guerra in Afghanistan

Dopo «Diaz» il nuovo lavoro di Daniele Vicari, ancora senza titolo, sarà un film di guerra tratto da «Limbo» l'ultimo romanzo di Melania Mazzucco uscito nel 2012 e pubblicato da Einaudi. Scritto dallo stesso regista con Laura Paolucci, sarà prodotto da Fandango di Domenico Procacci

ROMA - Dopo «Diaz» il nuovo lavoro di Daniele Vicari, ancora senza titolo, sarà un film di guerra tratto da «Limbo» l'ultimo romanzo di Melania Mazzucco uscito nel 2012 e pubblicato da Einaudi. Scritto dallo stesso regista con Laura Paolucci, sarà prodotto da Fandango di Domenico Procacci.

LA TRAMA DEL LIBRO - Nelle note del libro si legge la storia di Manuela Paris, quasi 28enne che torna a casa, in una cittadina sul mare vicino Roma. È assente da tempo, da quando è andata via ­ ancora ragazza ­ per fare il soldato. In fuga da un'adolescenza sbandata si è faticosamente costruita la vita che sognava, fino a diventare sottufficiale dell'esercito e comandante di plotone in una base avanzata del deserto afghano, responsabile della vita e della morte di trenta uomini. Ma il sanguinoso attentato in cui è rimasta gravemente ferita la costringe a una guerra molto diversa e non meno insidiosa: contro i ricordi, il disinganno e il dolore, ma anche contro il ruolo stereotipato di donna e vittima che la società tenta di imporle.

LA STORIA DI UNA DONNA SOLDATO - L'incontro con il misterioso ospite dell'Hotel Bellavista, un uomo apparentemente senza passato e, come lei, sospeso in un suo personale limbo di attesa e speranza, è l'occasione per fare i conti con la sua storia. «Nel libro ho trovato per la prima volta in termini narrativi una rappresentazione efficace e coinvolgente della guerra in Afghanistan attraverso la storia di una donna soldato, convintamente arruolata negli alpini, e che sperimenta sulla propria pelle tutta la drammaticità di una guerra tutt'altro che conclusa e davvero terribile ancorché rimossa dalla coscienza collettiva - ha dichiarato Vicari - eppure quella in Afghanistan come quella in Iraq, sono guerre che segnano profondamente la nostra generazione. Grazie al racconto che ne fa Melania possiamo cominciare a farci i conti».