6 giugno 2020
Aggiornato 17:30
MotoGP

Beltramo: Cosa ci resta di Marco Simoncelli, sei anni dopo

Il team di papà Paolo, la Fondazione benefica, ma soprattutto i ricordi della sua purezza, della sua genuinità, della sua passione, della sua gentilezza e della sua bontà

MILANO – Sono già passati sei anni da quel giorno tragico: «Oggi è il 23 ottobre, una brutta data per quanto riguarda molti appassionati di moto e anche persone semplici – racconta il nostro Paolo Beltramo – Il sesto anniversario della scomparsa di Marco Simoncelli, che in quel secondo giro del Gran Premio di Malesia, a Sepang, il 23 ottobre 2011, ci ha detto 'Ciao' e se n'è andato. Cosa dire? A parte il fatto che il tempo non è che sani più di tanto questa mancanza: a me, personalmente, ogni tanto mi viene quasi da aspettarmi di trovarlo davanti quando giro l'angolo. Lo vedi, comunque, perché è pieno di 58 un po' ovunque: sui caschi, sulle moto, sulle macchine, sulle targhe, sui camion, sui tatuaggi delle persone. C'è, però non c'è».

Corse e ricorsi
Il circo del Motomondiale lo ha ricordato a modo suo: «L'ultima gara che portò a termine fu anche il suo miglior risultato in carriera: secondo a Phillip Island, la settimana prima, allora era il 16 ottobre. Quest'anno a Phillip Island sembra che inconsciamente, inconsapevolmente, senza razionalizzarlo o volerlo davvero, i piloti della MotoGP lo abbiano voluto omaggiare con una gara fantastica, alla Simoncelli. Come se lì, di Simoncelli, ce ne fossero stati quattro o cinque: Marquez, Iannone, Rossi, Vinales e Zarco. Non c'era Lorenzo, che ha sempre criticato l'atteggiamento di Marco e, recentemente, anche quello di Zarco, quindi è molto coerente in questo. Non c'era Dovizioso, forse perché in quel secondo posto Marco lottò proprio con lui e gli ultimi due o tre giri furono molto difficili, con Stoner che se n'era andato e l'acqua che cominciava a scendere, mentre loro giravano con le slick».

L'eredità
Cosa ci rimane di Marco Simoncelli, sei anni dopo? «Ci resta il team Sic58 Squadra corse, che porta avanti i colori, il numero, il nome, con i vecchi sponsor, quelli che hanno voluto bene a Marco. E l'appoggio di Dorna per questa iniziativa di Paolo, che ha voluto farlo per continuare, cercare di andare avanti, sfruttando la sua esperienza seguendo il suo bambino e il suo sogno, che poi era diventato quello di entrambi. C'è poi la Fondazione, naturalmente, che a Coriano ha già quasi finito di costruire la casa di accoglienza per ragazzi pesantemente disabili, che hanno bisogno di assistenza 24 ore al giorno, grazie all'aiuto di tutti: sono stati raccolti oltre 2 milioni e mezzo di euro. Questo centro è venuto in mente a Paolo, anche perché Marco aveva una sensibilità particolare verso le persone più sfortunate, e soffriva le ingiustizie del mondo in generale. Un modo per ricordare bene Marco, e non c'è nient'altro da fare che ricordarselo e tenercelo nel cuore: era un bravo ragazzo e sarebbe stato un grande pilota. Ma noi non ce lo ricordiamo tanto per quello che ha fatto in pista, ma per come lo ha fatto: la sua purezza, la sua genuinità, la sua apertura totale, la sua dedizione, la sua passione, la sua gentilezza, la sua ironia, la sua bontà nella vita. Ciao Marco!».

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