4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
MotoGP

Il guanto perduto di Marco Simoncelli è tornato a casa

I genitori del Sic tornano a Sepang sei anni dopo l'incidente, e una tifosa malese glielo riconsegna. Commovente la reazione di papà Paolo: «Averlo con noi? Assurdo e meraviglioso»

ROMA – L'ennesimo capitolo, incredibile e commovente, della storia infinita di Marco Simoncelli. Lo hanno scritto papà Paolo e mamma Rossella la scorsa settimana, in Malesia, quando stavano per prendere il volo di ritorno dal weekend di gara. Non un Gran Premio come gli altri, quello: sei anni dopo il maledetto incidente, infatti, per la prima volta la famiglia si ripresentava sulla stessa pista di Sepang con i colori del team Sic58 Squadra corse, intitolato proprio all'indimenticato campione. Ma la vera protagonista di questo capitolo del romanzo è una giovane del luogo: «Io e Rossella arriviamo in aeroporto – racconta Paolo Simoncelli sul blog ufficiale della sua scuderia – Previa telefonata, timidamente ci si avvicina una ragazza. Ci racconta una storia, di come si è data da fare per comprare un guanto di Marco da un commissario di gara, un guanto usato da lui. Tanti ragazzi ci raccontano le storie più improbabili di come riescono ad aggiudicarsi i cimeli dei loro idoli. Solo, mi sto chiedendo, perché un guanto? Li vendono in coppia, di solito. Poi tira fuori un guanto sinistro: aveva le mani grandi, lo riconosciamo subito. Ce lo lascia, lo guardo: è proprio quello che mancava all’appello, il destro è già a casa».

Lacrime agli occhi
Il guanto sinistro che indossava Marco Simoncelli nel momento dell'impatto, e che fino ad oggi non era stato mai recuperato, ha ritrovato finalmente la strada di casa, insomma, seguendo il percorso imponderabile del fato. «La abbraccio – prosegue papà Paolo – Un abbraccio tra sconosciuti, io non parlo bene la sua lingua ma credo di averle trasmesso la mia riconoscenza per questo suo prezioso gesto. Immagino le mille peripezie di questo guanto. Sono passati sei anni, siamo tornati qui in Malesia e ci è stato restituito il guanto che Marco perse proprio quel giorno, nella sua ultima gara... e poi dicono che non è destino. Un gesto particolare, assurdo e meraviglioso, quanto l’essere di nuovo qui con una squadra corse intitolata a lui».

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