11 dicembre 2019
Aggiornato 02:00

Iannone a cuore aperto: «L'esordio in Suzuki è stato duro. Ma ora...»

Andrea traccia, con un certo comprensibile sollievo, un bilancio finale del suo primo anno con la casa giapponese, iniziato male ma chiuso in modo promettente

Andrea Iannone
Andrea Iannone Michelin

ROMA – Avrà sicuramente accolto con un sospiro di sollievo, Andrea Iannone, la fine del 2017, il suo annus horribilis, la sua difficilissima stagione di debutto alla Suzuki. Dodici mesi nel corso dei quali i segnali promettenti visti nei test invernali e nel primo Gran Premio in Qatar non si sono tradotti in risultati all'altezza delle aspettative, e il matrimonio tra il team rivelazione del Mondiale precedente (grazie a Maverick Vinales) e un pilota già capace di vincere una gara (con la Ducati) ha fatto un'enorme fatica a sbocciare. Finché, verso la conclusione di un campionato senza nemmeno un podio, il Maniaco è riuscito a cambiare approccio alle gare, a fidarsi maggiormente della casa di Hamamatsu e a intravedere finalmente l'agognata luce in fondo al tunnel.

Crisi e rinascita
Il racconto della sua traversata del deserto, l'abruzzese lo ha affidato ad un blog scritto, a cuore aperto, sullo stesso sito ufficiale della Suzuki: «Questa stagione non è stata facile per noi, anzi, decisamente più dura del previsto – ha ammesso il centauro di Vasto – Quando provai per la prima volta la Gsx-Rr a Valencia, nel 2016, le mie sensazioni furono ottime, e con tutto il team eravamo convinti di poter ottenere buoni risultati. Purtroppo, non è stato così. A dispetto di una gara di debutto positiva in Qatar, poi abbiamo iniziato a fare un po' fatica e mi ci è voluto molto tempo per abituarmi alla Suzuki. Il mio capotecnico Marco Rigamonti e io eravamo nuovi arrivati, per cui siamo stati costretti a iniziare da zero nella conoscenza della moto e nella filosofia di lavoro della casa giapponese. Ogni team di MotoGP è diverso e quando vieni da tanti anni in un ambiente specifico è davvero complicato cambiare il tuo modo di approcciare il lavoro e anche di affrontare i problemi. Ma più passi tempo nel garage, più impari a fidarti dei tuoi colleghi, e a trarre vantaggio dai tanti segreti che ti possono spiegare e insegnare sulla moto». E proprio questi miglioramenti così sudati potrebbero essere il punto di partenza per invertire il trend nella prossima stagione: «La pazienza e la concentrazione sono le chiavi del successo, in questo ho sempre creduto. E l'ho dimostrato di nuovo anche quest'anno. Abbiamo continuato a lavorare, poco a poco, passo dopo passo. Abbiamo vissuto tanta frustrazione ma, anche nei momenti più duri, non abbiamo mai perso la fiducia nel duro lavoro. Alla fine, a Brno e poi ad Aragon, delle nuove soluzioni tecniche sulla macchina ci hanno rassicurati nelle nostre convinzioni: abbiamo individuato gli errori, abbiamo trovato alcune soluzioni e il 2018 ci è iniziato a sembrare più brillante. Questo è stato frutto del lavoro di squadra, che è la chiave».

La conferma del capo
Parole che rispecchiano esattamente la lettura data dal team principal Davide Brivio, che conferma in toto le difficoltà tecniche e umane incontrate dalla sua squadra, ma anche l'ambizione a superarle nel corso dell'anno appena iniziato: «La verità è che la stagione 2017 è stata piuttosto difficile – riflette il boss – Solo nelle ultime quattro o cinque gare siamo riusciti a recuperare terreno rispetto all'inizio dell'anno. Ma in generale non abbiamo ottenuto quello che ci aspettavamo. Con l'incidente di Alex Rins nel secondo giorno dei test di Valencia, Andrea è rimasto da solo a sviluppare la moto e questo ci ha penalizzati un po'. La parte peggiore della stagione è coincisa con la fase europea, in cui i nostri risultati sono stati molto lontani dalle aspettative. Il reparto corse della Suzuki in Giappone ha lavorato molto sodo cercando di identificare i problemi e di risolverli almeno parzialmente. Per questo a fine stagione siamo riusciti a migliorare e a riemergere un po' con i risultati. Il quarto posto di Alex e il sesto di Andrea a Valencia saranno la nostra base di partenza per il nuovo anno: cercheremo di preparare le migliori moto e di essere molto attenti a tutte le decisioni che dovremo adottare a livello tecnico durante l'inverno, per rimettere la Suzuki nella posizione che merita».