16 febbraio 2019
Aggiornato 03:30

Michael Schumacher, una «nuova speranza» arriva dall'America

Nonostante la famiglia del sette volte iridato abbia trasformato la sua residenza svizzera, sulle rive del lago di Ginevra, in un'autentica clinica privata, una rivista tedesca sostiene che presto il campione potrebbe essere trasferito a Dallas, in Texas, per essere seguito da uno dei maggiori specialisti al mondo

Michael Schumacher ai tempi in cui correva con la Ferrari
Michael Schumacher ai tempi in cui correva con la Ferrari Ferrari

GLAND – Persino avere trasformato la sua residenza svizzera, sulle rive del lago di Ginevra, in un'autentica clinica privata potrebbe non essere più sufficiente per seguire il lungo e tormentato processo di riabilitazione di Michael Schumacher dai danni al cervello riportati nel gravissimo incidente sugli sci in Francia del dicembre 2013. Nonostante un'intera squadra di medici specializzati, chirurghi, infermieri, fisioterapisti e vari professionisti della salute si occupino infatti quotidianamente delle condizioni fisiche della leggenda della Formula 1, oggi 48enne, circondati dalla più totale segretezza, lui al momento rimane infatti molto «debole». Questo, almeno, è quanto sostiene la rivista tedesca Bravo, che ha tentato di raccogliere notizie aggiornate sulla situazione dello storico ferrarista, del quale da mesi e mesi ormai non si sa più quasi nulla.

Struttura specializzata
E la scoperta dei colleghi teutonici è stata che la moglie Corinna si è rivolta al di là dell'Atlantico, negli Stati Uniti, per cercare di ottenere un ulteriore aiuto. Nell'articolo si legge addirittura che Schumi potrebbe essere presto trasferito da Gland a Dallas, in Texas, città dove tra l'altro è già proprietario di un ranch e di una fattoria. Proprio nella metropoli americana, infatti, è attivo il dottor Mark Meeks, uno dei maggiori specialisti al mondo in traumi cerebrali, la cui clinica potrebbe rappresentare una «nuova speranza» per la famiglia Schumacher, sempre secondo la rivista. Sembrano molto promettenti, infatti, le parole che lo stesso Meeks ha rilasciato: «Abbiamo una vasta esperienza con pazienti che sono stati soggetti a traumi di questo tipo. Probabilmente non esiste clinica in Europa che abbia seguito tanti casi quanti noi». E chissà che non possa essere proprio questo luminare statunitense, come si augurano i milioni di tifosi che ancora oggi seguono con affetto il sette volte iridato, a dare una mano alla battaglia più importante della vita di Michael Schumacher.