23 ottobre 2019
Aggiornato 11:30

Max Biaggi dice addio alle gare: «Ho pensato a Schumacher e Hayden»

La terribile caduta durante l'allenamento in supermotard ha fatto temere il peggio al campione romano: «Ho capito che a volte basta davvero un battito di ciglia per perdere tutto». Così, a 46 anni appena compiuti, ha deciso di lasciare definitivamente le competizioni e di dedicarsi ai giovani

Max Biaggi intervistato all'uscita dall'ospedale San Camillo
Max Biaggi intervistato all'uscita dall'ospedale San Camillo ANSA

ROMA«In questi diciannove giorni ho rischiato di non esserci più. E ho capito che la vita è un dono prezioso, che non può essere sprecato». Stavolta, Max Biaggi ha avuto davvero paura, ha temuto il peggio. Pur essendo avvenuta durante un semplice allenamento con il supermotard sulla pista del Sagittario di Latina, infatti, quella maledetta caduta è stata una delle peggiori della sua carriera. E così, anche ora che il suo incubo è finalmente finito, che il lungo ricovero al reparto di rianimazione dell'ospedale San Camillo di Roma si è concluso con le dimissioni, proprio il giorno dopo il suo 46esimo compleanno, il sei volte iridato di motociclismo non può più fare finta che non sia successo niente. Deve ammettere, a se stesso prima ancora che ai suoi tanti tifosi, che qualcosa è cambiato per sempre: «Ho ripercorso il film della mia esistenza e ho capito che ora non devo dimostrare più niente a nessuno – sono le sue prime parole rilasciate dopo l'abbandono del nosocomio ai microfoni di Mediaset Premium Sport – Il mio obiettivo adesso è quello di riprendermi, dando amore e felicità a mio figlio e alle persone che mi amano e che amo. Ho pensato molto a chi conoscevo bene, come Michael Schumacher e Nicky Hayden, e ho capito che a volte basta davvero un battito di ciglia per perdere tutto».

Mai più gare
Il sospiro di sollievo che ha potuto tirare quando si è reso conto che tutto sarebbe andato per il meglio, dunque, non cancella una consapevolezza: il rischio che ha corso, stavolta, è stato davvero troppo grande. Tanto da fargli finalmente accogliere l'appello che gli lanciò, a caldo, suo papà Pietro: basta con le moto. Il campione romano decide di appendere il casco al chiodo, e questa volta sul serio. Il suo amore per le due ruote continuerà a coltivarlo, certo, ma in un nuovo ruolo, quello che si è ritagliato dall'inizio di questa stagione: team manager di una squadra di talenti emergenti. «La passione è intoccabile ma lascerò spazio ai giovani promettenti – conferma – Voglio insegnare a loro che ormai il solo talento non basta più in questo lavoro, servono altre cose che posso trasmettere. Ho sempre fatto tanti sacrifici: ora posso dire che la mia vita è bella». In conclusione, Max non si dimentica di dedicare un ringraziamento speciale ai medici che lo hanno seguito durante il suo tormentato ricovero: «Dico grazie al chirurgo Giuseppe Cardillo che mi ha operato due volte, a tutti gli infermieri della terapia intensiva e al dottor Claudio Ajmone-Cat, un grande esempio di chi fa questo lavoro con il cuore».