19 agosto 2019
Aggiornato 07:30

La reale dimensione del Milan

La sconfitta contro il Napoli spegne ogni residuo sogno rossonero di raggiungere il terzo posto, ma può servire a Montella per tracciare le linee guida della squadra per un futuro ambizioso

MILANO - A qualche illuso serviva la conferma che puntualmente è arrivata al fischio finale di Milan-Napoli 1-2: la corsa milanista al terzo posto si ferma qui, troppo forti i partenopei e la Roma per consentire altri voli pindarici all’orgogliosa, volenterosa ma limitata squadra di Vincenzo Montella. L’ennesima partenza ad handicap con due gol presi in meno di dieci minuti, la certificazione di non poter regalare al Napoli due uomini come Romagnoli e Locatelli, maldestramente rimpiazzati dal tremebondo Gustavo Gomez e dalla lumaca Josè Sosa, riportano il Milan sulla terra dopo un autunno ricco di soddisfazioni e il sogno di raggiungere quella Coppa dei Campioni che dalle parti di Milanello manca ormai da tre stagioni, pronte a diventare quattro perché questa squadra non è attrezzata per piazzarsi nei primi tre posti della serie A, una realtà a cui, loro malgrado, devono iniziare a dar retta tutti i sostenitori rossoneri.

Piedi per terra

Del resto, lo stesso Montella ha sempre affermato che l’obiettivo dichiarato (e l’unico effettivamente raggiungibile, salvo suicidi altrui) è quello della Coppa Uefa, riportando il Milan in Europa dopo tre anni disastrosi e chiusi oltre il sesto posto in campionato. La compagine milanese chiuderà il torneo fra il quarto e il sesto posto, la giusta e reale dimensione di una squadra in costruzione, guidata da un tecnico bravo ed ambizioso che proprio da quest’annata di rodaggio dovrà costruire la macchina del futuro, ovvero quel Milan che sia in grado di lottare ad armi pari per qualcosa in più di una semplice qualificazione Uefa che è ad oggi l’unico traguardo possibile per i rossoneri.