4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
Invasione di campo

Pato al veleno: «Al Milan mi hanno curato male»

L’attaccante, attualmente al San Paolo, ha riaperto una vecchia ferita accusando lo staff sanitario rossonero di aver forzato i tempi del suo recupero e di averlo di fatto, costretto a restare fermo quasi due anni.

SAN PAOLO - La riconoscenza, si sa, è merce sempre più rara, specie in un mondo come quello del calcio dove il dio denaro regna sovrano. In questa antipatica vicenda che vede protagonisti da una parte Alexandre Pato e dall’altra il Milan, non ce la sentiamo di condannare così sfacciatamente l’attaccante brasiliano per le sue accuse al club rossonero, ma forse vale la pena fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dapprincipio. Era il 2 agosto del 2007 quando Pato veniva acquistato da Galliani (su consiglio esplicito dell’allora dirigente del Milan Leonardo) per la cifra considerevole di 22 milioni di euro. Un’enormità se pensiamo alle ristrettezze imbarazzanti della dirigenza rossonera degli ultimi anni, ma questa è un’altra storia. L’ex attaccante dell’Internacional di Porto Alegre allora non aveva ancora compiuto 18 anni, ma le stimmate del campione sembrano già evidenti.

57 GOL IN 125 PARTITE NEI PRIMI 3 ANNI E MEZZO - Nei suoi primi 3 anni e mezzo (Pato viene tesserato il 4 gennaio 2008, dopo aver compiuto i 18 anni) il brasiliano mette in mostra tutto il suo talento, affermandosi come uno degli attaccanti più completi ed efficaci in circolazione e mettendo a segno 57 gol in 125 partite. Poi però qualcosa si rompe, è proprio il caso di dirlo, infortuni a raffica per il giovane calciatore e nessuna terapia in grado di riportarlo ai fasti dei suoi primi anni in rossonero.

A gennaio 2012 a Galliani riesce il colpo del secolo: vende Pato al Paris Saint Germain per 28 milioni di euro e contemporaneamente acquista Tevez dal Manchester City per una cifra vicina ai 10 milioni. Un’operazione da maestro, ma proprio quando tutti erano lì pronti a festeggiare arriva il «niet» presidenziale che blocca il doppio trasferimento. Giova ricordare che in quel periodo la punta verdeoro era felicemente fidanzato con l’attuale amministratore delegato del Milan, nonché figlia del presidente, Barbara Berlusconi, ed è facile capire il motivo di una così repentina ed immotivata retromarcia da parte della proprietà.

IL RITORNO IN BRASILE - Il resto è storia recente, Pato continua ad inanellare infortuni su infortuni e dopo altri 12 mesi, nel gennaio 2013, viene ceduto al Corinthians per 15 milioni di euro. Non che da quel momento la carriera dell’attaccante abbia vissuto chissà quanti momenti di gloria, anzi, ma almeno ha smesso di rompersi con regolarità.

Ecco perché, a distanza di quasi due anni, Pato ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Intervistato da "Estado", l'ex milanista non ci sta a sentir parlare di aspettative esagerate, anzi, «credo che in Europa sono stato all'altezza. Sfortunatamente mi sono infortunato spesso e non ho potuto giocare con continuità, ecco perchè sono tornato in Brasile, per giocare più partite senza farmi male. E quando l'ho fatto, credo di aver fatto bene».

NON ERO ROTTO, AL MILAN NON MI CURAVANO BENE - Pato non vuole passare per rotto e punta il dito contro i medici italiani: «Quando ho cominciato a infortunarmi, sono andato dappertutto a fare quello che dovevo, ma il processo di recupero non veniva fatto bene - lamenta il Papero - Alcuni infortuni sono frutto degli sforzi che ho cercato di fare per giocare, ma di fatto non ho mai avuto due infortuni seri uguali, anche se la stampa italiana diceva che ero rotto. Tanto che, appena sono arrivato in Brasile, nel giro di una settimana stavo bene. Molte persone credevano che il problema fossi io, ma gli esami hanno dimostrato che il processo di recupero era fatto male al punto da impedirmi di giocare».

Difficile a questo punto individuare un colpevole, anche perché la verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Resta il rammarico per aver visto sfiorire nel breve volgere di un paio d’anni uno dei talenti più puri visti sgambettare a San Siro negli ultimi anni. Che la colpa sia dello stesso Pato, della dirigenza del Milan, dei medici o dei fisioterapisti, adesso è solo un problema secondario.

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