4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
calcio - Nazionali

Brasile, l'ondata di scioperi paralizza il paese.

Cresce l'ondata di scioperi in tutto il Brasile. Coinvolti il settore trasporti, la sicurezza, l'istruzione ed anche l'alberghiero.

SAN PAOLO - E' iniziato oggi lo "sciopero illimitato" dei lavoratori della metropolitana di San Paolo, decisi a mettere sotto pressione le autorità a una settimana esatta dall'inizio dei Mondiali di calcio. La protesta è scattata dopo il fallimento delle trattative per un aumento salariale del 16,5%. Sono circa 4,5 milioni i passeggeri che ogni giorno usano la metropolitana della megalopoli brasiliana, che conta circa 20 milioni di abitanti. 

SCIOPERI INTENSIFICATI - L'ondata di scioperi che da inizio aprile agita il Brasile si sta intensificando alla vigilia dei Mondiali di Calcio, il cui fischio d'avvio è previsto per il 12 giugno. Gli autisti e i bigliettai del trasporto pubblico hanno incrociato le braccia nei giorni scorsi nelle due principali megalopoli del Paese, Rio de Janeiro e San Paolo. Come spiega oggi il quotidiano spagnolo El Pais, la polizia civile brasiliana ha smesso di lavorare per 24 ore in 13 dei 27 stati del paese. Gli agenti della polizia federale e di quella stradale promuovono un marcia su Brasilia per rivendicare una nuova politica della sicurezza pubblica. I lavoratori di 30 musei pubblici chiuderanno le porte ai visitatori in diverse città brasiliane e i professori della scuola pubblica non lavorano da quasi trenta giorni. E ci sono anche altri settori che minacciano di entrare in sciopero nei prossimi giorni. A San Paolo i dipendenti della metro prevedono di interrompere la settimana prossima un servizio utilizzato da 4 milioni di persone al giorno. E a partire dal 10 giugno saranno i funzionari federali di incrociare le braccia. Per non parlare di molti settori privati, dall'alimentare al tessile fino all'alberghiero che potrebbero approfittare della cassa di risonanza dei Mondiali per far valere le loro richieste. Il governo brasiliano teme che le paralisi, sommate alle potenziali azioni mirate contro i Mondiali, si possano trasformare in uno tsunami che deturperà non solo la gestione del presidente Dilma Rousseff, ma anche quella del Brasile come Paese.

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