Alzheimer

Un malato di Alzheimer in famiglia: come affrontare le difficoltà

Marina Sozzi a Dario Salute TV «È fondamentale condividere con gli altri la propria fatica e le proprie emozioni: nulla è peggio del tenersi la disperazione dentro»

Oggi la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza sono sempre più una specie di flagello della nostra epoca – spiega Marina Sozzi, Presidente di Infine Onlus. Sappiamo di avere 1 milione e duecentomila malati di demenza soltanto in Italia. Molte famiglie si ritrovano a vivere di colpo questa realtà e avere a casa un familiare malato di demenza senza sapere bene cosa fare. Questo accade perché l’informazione è troppo scarsa e il sostegno da parte delle istituzioni è quasi nullo.

Convivere nel migliore dei modi
«Le persone si trovano quindi davanti a una difficoltà davvero grande e con conseguenze davvero molto pesanti per alcuni membri della famiglia – continua Sozzi – In particolare per quello che si usa chiamare caregiver, ovvero chi si prende effettivamente cura del malato. Come si può dunque fare per ridurre queste difficoltà, ben sapendo che non esistendo a oggi una cura per l’Alzheimer non si potrà mai azzerarle. Possiamo però trovare un modo migliore per convivere con un familiare malato di Alzheimer».

L’importanza dell’accettazione
«La prima cosa importante è riuscire ad accettare la malattia. Molte persone, infatti, arrivano molto tardi a una diagnosi precisa di Alzheimer solo perché non voglio accettare l’evidenza della malattia. Di conseguenza, non hanno neppure la possibilità di poter rallentare l’andamento della patologia».

Comprendere il ’’dopo’’
«Secondariamente è molto importante che all’interno delle famiglie si faccia in modo di cercare informazioni. Cosa mi possono aspettare che accada da questo momento in poi? Quali sono i sintomi che si svilupperanno? Questo ci consente di essere davvero pronti al cambiamento e poter avere delle strategie in anticipo e non doverle cercare nelle situazioni di emergenza. Tutto ciò è importante anche per sapere quale energia utilizzare sia dal punto di vista psicologico che finanziario», continua Marina Sozzi.

Cooperare è fondamentale
«Un’altra cosa che all’interno delle famiglie non accade quasi mai è quello di imparare a condividere l’impegno. Normalmente l’impegno della cura viene scaricato su un solo membro della famiglia e, in genere, tale membro è così appesantito dalle difficoltà della cura che può arrivare al punto di doversi isolare socialmente. Deve quindi rinunciare a tutto ciò che faceva prima e, molto spesso, tende a soffrire di depressione se non di malattie ancora più gravi».

Le emozioni vanno condivise
«Un altro consiglio di Infine Onlus, che tiene anche dei gruppi di sostegno, è quello di non tenersi il dolore per sé, non vergognarsi di un familiare malato di Alzheimer ma condividere con gli altri la propria fatica e le proprie emozioni. Perché nulla è peggio che tenersi la disperazione dentro», conclude Sozzi.