16 novembre 2018
Aggiornato 16:30

Si sottopone a chirurgia estetica e si ritrova con un insetto che le divora lo stomaco

Una donna si ritrova con delle lesioni interne da film horror a causa di un batterio carnivoro che le stava divorando lo stomaco dopo un intervento di chirurgia plastica
Chirurgia estetica - Immagine rappresentativa
Chirurgia estetica - Immagine rappresentativa (ronstik | shutterstock.com)

Un incubo da film dell’orrore quello capitato a una donna americana di 36 anni, Laura Franks, che dopo un intervento di addominoplastica, per rimediare alla pelle cadente dell’addome rimastale dopo il bypass gastrico per perdere peso, si è ritrovata con un batterio carnivoro che le stava letteralmente divorando lo stomaco.

I rischi degli interventi estetici
Il caso di Laura viene fuori proprio in un periodo in cui i chirurghi plastici avvertono dei rischi legati agli interventi non eseguiti a regola d’arte, dopo che si sono avute due recenti morti in donne che si erano sottoposta a intervento per risollevare i glutei – cosiddetto ‘alla brasiliana’. Solo che lei aveva deciso di sottoporsi all’addominoplastica perché la drastica perdita di peso l’aveva lasciata con una pelle cadente e flaccida che aveva un impatto estetico molto sgradevole – non era dunque soltanto un vezzo, ma una reale necessità.

Il luogo sbagliato
Come racconta la stessa Laura, la sua è stata una decisione pianificata nei minimi dettagli. Ha cercato per molto tempo il posto ideale dove farsi fare l’operazione. Per un anno di seguito ha analizzato i servizi offerti in molte nazioni, ma alla fine ha trovato quello che secondo lei era un posto «fantastico» in Colombia. Solo che probabilmente non era così fantastico. Lei, ha raccontato che è stata una decisione che ora rimpiange ogni giorno. Come per molte altre persone, anche lei aveva visto le classiche foto del ‘prima e dopo’ e aveva letto le testimonianza di pazienti che si sarebbero detti più che soddisfatti del lavoro della clinica. Laura aveva contattato anche altre cliniche, ma nessuna le aveva risposto. Invece, la clinica colombiana aveva subito risposto e, come racconta, erano molto gentili e sembravano altrettanto professionali.

La clinica non è come sembrava
Per poter ritrovare un corpo ‘normale’ dopo aver perso molto peso, Laura ha allora deciso di sottoporsi alla addominoplastica, per rimuover la pelle cadente. Pelle che non voleva saperne di ritornare tonica anche dopo molti allenamenti ed esercizi. Rimaneva pertanto soltanto questa soluzione. Così, a fine febbraio scorso, nonostante gli avvertimenti del fidanzato, lei ha deciso di partire per la Colombia. Giunta in loco, la prima delusione: la clinica non era come si immaginava e come descritta sul sito. In realtà era piuttosto squallida. L’arredamento era povero, con sedie di plastica da giardino e altri dettagli poco rassicuranti. Ormai però era in ballo, anche se quando le hanno somministrato l’anestesia si è fatta prendere dal panico. Ma il peggio doveva ancora venire.

Cosa sta succedendo?
Il primo incidente si è verificato durante l’operazione. Laura a un certo punto si è svegliata e ha provato un dolore lancinante. Solo che non riusciva né a gridare né a muoversi, poiché era stata pesantemente sedata. Poi, finalmente l’intervento finisce e Laura viene portata nella stanza di recupero. Qui, nei due giorni successivi, si sente bene. E allora inizia a pensare che, alla fine, era andato tutto bene. Soltanto che, cinque giorni dopo l’intervento, quando le rimuovono le bende dall’addome si rivela una grande macchia rossa. All’inizio, i medici le hanno detto che era solo un problema di ossigenazione. Per questo le hanno proposto la camera iperbarica, dicendo che i pazienti avevano ottenuto enormi benefici. Solo che Laura nei giorni successivi inizia a stare male, e le cose peggiorano sempre più a mano a mano che passa il tempo. La pelle e la carne intorno alla zona dove era stata operata inizia a formare vesciche e a morire.

L’emergenza
Poiché le cose stavano prendendo una brutta piega, Laura viene trasferita in un ospedale, e qui messa in isolamento per le malattie infettive. Lei urlava di dolore, ma non era ancora chiaro cosa l’avesse colpita. Poi, successivi esami hanno rivelato che era stata infettata da ben tre tipi di batteri mangiacarne – di cui uno non si conosceva nemmeno negli Stati Uniti. Per questo, l’infezione era molto grave e doveva essere subito operata, poiché rischiava di morire. Così è stata sottoposta a un altri intervento in tre fasi per rimuovere la carne putrefatta e l’infezione. Il 29 marzo, per fortuna è potuta tornare a casa e si è fatta curare negli Usa, dato che i batteri erano resistenti agli antibiotici. Alla fine, si è trovato un farmaco che è stato efficace, e lei ha tirato un sospiro di sollievo. Ora sta bene, ma se l’è vista davvero brutta.