24 ottobre 2018
Aggiornato 03:00

Vivere in posti inquinati aumenta il rischio di cancro nei giovanissimi

Uno studio condotto dagli esperti dell’Istituto Superiore della Sanità ha messo in evidenza come in alcune città del nostro paese si assista a un maggior rischio di cancro
Il Parco ETERNOT, situato sull'area in località Ronzone dove sorgeva lo stabilimento dell'Eternit
Il Parco ETERNOT, situato sull'area in località Ronzone dove sorgeva lo stabilimento dell'Eternit (Pmk58 [CC BY-SA 4.0], Licenza Wikimedia Commons)

L’inquinamento è una delle cause principali delle morti premature per malattie cardiovascolari e respiratorie. Ma un nuovo studio ha messo in evidenza come le persone che vivono in aree contaminate sono a maggior rischio anche di tumori. E il problema si evidenzierebbe soprattutto in individui giovanissimi di età compresa tra gli 0 e i 24 anni. A suggerirlo sono stati i dati ottenuti dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità, riportati in un rapporto di 360 pagine, che ha preso in esame 45 siti di interesse Nazionale.

Varie contaminazioni
Il pericolo principale per la nostra salute non è rappresentato solo dallo smog ma da inquinanti di diverso tipo: chi vive vicino all’amianto, alle raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5%. Ciò significa che durante il periodo di studio – durato 8 anni – l’aumento dei decessi è stato stimato a 11.992 persone. Tra queste 5.285 erano affette da cancro e 3.632 da malattie dell'apparato cardiocircolatorio. «Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale», ha dichiarato Pietro Comba, responsabile scientifico dello studio Sentieri.

Incidenza elevata
I siti inquinanti mettono a rischio i giovanissimi di incappare in varie forme cancerose. L’aumento delle probabilità è stimato intorno al 9%, rispetto ai ragazzi che vivono in zone non considerate a rischio. In particolare, si assiste all’aumento del 62% di un sarcoma dei tessuti molli, del 66% delle leucemie mieloidi acute e del 50% dei linfomi Non-Hodgkin. Tuttavia, è importante sottolineare che lo studio ha preso in considerazione solo i luoghi in cui è attivo il registro tumori, ovvero 28 siti su 45.

Anche i tumori ai testicoli
«L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo», spiega all'ANSA Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati.

Non solo cancro
Le persone che vivono in siti contaminati possono vedere aumentare anche il rischio di incappare in altre patologie più o meno serie che richiedono ospedalizzazioni: «l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate». Un problema che riguarda persino gli individui nati da poco: «Per quanto riguarda il primo anno di vita vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani».

E’ colpa dell’inquinamento?
La domanda che ora tutti dobbiamo porci è se è proprio l’inquinamento la vera causa della comparsa delle malattie oncologiche o meno. Purtroppo, però, di risposte certe ce ne sono ancora troppo poche. E’ più probabile pensare che si tratta di una concausa. «Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta». E per approfondire l’argomento c’è una sola soluzione: «proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento».

6 milioni di persone a rischio?
Lo studio ha preso in esame 45 siti di Interesse Nazionale o Regionale, siti che includono le miniere del Sulcis, le acciaierie dell'Ilva, le raffinerie di Gela, la città di Casale Monferrato con la sua presenza di eternit e persino il territorio del litorale flegreo che contiene discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. In tali zone vivono ben sei milioni di persone – tutte a rischio. «Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine. E’ stato osservato - nella popolazione generale - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne», spiega Amerigo Zona primo ricercatore dell'Iss. «Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile. I dati da noi prodotti servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute», conclude Comba.