23 ottobre 2018
Aggiornato 15:30

Sorpresa! Una mutazione genetica rallenta l’invecchiamento

Scienziati dell’Università del Texas sono riusciti a trovare il modo per aumentare la durata della vita ed evitare tumori e malattie degenerative
I geni che rallentano l'invecchiamento
I geni che rallentano l'invecchiamento (Sergey Nivens | Shutterstock)

Una nuova speranza per tutte le persone che anelano a una lunga vita. Forse nel nostro DNA potrebbe essere racchiuso il segreto per rallentare l’invecchiamento. E secondo le prime sperimentazioni effettuate su modello animale, sembrerebbe proprio che lo stratagemma possa funzionare. Ma non solo: la mutazione di una proteina cruciale nei processi di riciclo cellulare sembra anche aiutarci a godere di una salute migliore. Ecco i risultati ottenuti dai ricercatori del Centro per la salute dell'Università del Texas sud-occidentale, pubblicati su Nature.

Pulizia delle cellule
Dopo decenni di ricerche, gli scienziati dell'UT Southwestern sono giunti alla conclusione che la cosiddetta pulizia delle cellule può prolungare la durata della vita e la salute di tutti i mammiferi. Dai loro risultati è emerso che i topolini utilizzati nello studio che avevano aumentato in maniera persistente i livelli di autofagia, assistevano a una durata della vita decisamente più ampia. L’autofagia è un processo che sfruttano le cellule allo scopo di smaltire le sostanze indesiderate o tossiche che potrebbero danneggiare le cellule sane.

Meno probabilità di sviluppare tumori
«In particolare i topolini assistono a un'estensione del 10% della propria vita e hanno meno probabilità di sviluppare tumori spontanei legati all'invecchiamento e alterazioni patologiche correlate all'età nel cuore e nei reni», ha dichiarato Beth Levine, Direttore del Centro per la ricerca sull'autofagia presso la UT Southwestern. Lei e il suo team avevano già scoperto, alcuni anni fa, un gene direttamente collegato all’autofagia. Da quel momento in poi sono stati fatti grandi passi in tal senso scoprendo che questo particolare processo serve anche a prevenire malattie neurodegenerative, cancro e infezioni.

L’importanza dell’autofagia
«Da allora, è diventato incredibilmente chiaro che l'autofagia è un meccanismo importante necessario per la durata della vita estesa che viene osservata quando alcuni organismi modello vengono trattati con determinati farmaci o quando presentano mutazioni in alcune vie di segnalazione. La naturale capacità del corpo di eseguire l'autofagia diminuisce con l'invecchiamento, il che probabilmente contribuisce al processo di invecchiamento stesso», ha dichiarato Levine, professore di Medicina Interna e Microbiologia. La domanda che il team di ricerca si stava ponendo da tempo, tuttavia, era se l’autofagia migliorava anche l’aspetto sanitario.

Lo studio
Per approfondire l’argomento Levine e colleghi hanno creato un topo geneticamente modificato allo scopo di avere aumentati in maniera permanente i livelli di autofagia. Per farlo hanno eseguito una mutazione alla proteina Beclin 1, la quale diminuisce il legame con un'altra proteina denominata Bcl-2. Quest’ultima, normalmente, inibisce la funzione di Beclin 1 e quindi l’autofagia. Con questo procedimento tutti i topi avevano livelli altissimi di autofagia fin dalla nascita. Altri studi avevano evidenziato come i topolini geneticamente modificati in questo modo potevano anche evitare di far sviluppare l’Alzheimer. Ma non solo: una ricerca pubblicata su Nature aveva dimostrato come i topi con aumentata autofagia fossero protetti dalla morte precoce che si verifica quando manca l'ormone anti-invecchiamento di nome klotho. «Questi studi hanno importanti implicazioni per la salute umana e per lo sviluppo di farmaci per migliorarla. Dimostrano che le strategie per aumentare il percorso di housekeeping cellulare dell'autofagia possono ritardare l'invecchiamento e le malattie legate all'invecchiamento. I risultati suggeriscono che dovrebbe essere sicuro aumentare l'autofagia su base cronica per trattare malattie come la neurodegenerazione. Inoltre, rivelano uno specifico obiettivo per lo sviluppo di farmaci che aumentano l'autofagia - vale a dire l'interruzione del legame di Beclin 1 con Bcl-2», conclude Levine che sta collaborando a farmaci specifici per rallentare l’invecchiamento e tutte le malattie a esso collegate. Per questo motivo ha fondato la Casma Therapeutics Inc., una società di biotecnologia che sta lavorando allo sviluppo di farmaci basati sul processo dell'autofagia. La ricerca è stata possibile grazie a sovvenzioni dal National Institutes of Health, dal Cancer Prevention and Research Institute del Texas e dalla Fondation Leducq.

Fonti scientifiche

[1] Cellular recycling process is key to longer, healthier life - UT Southwestern Medical Center

[2] Álvaro F. Fernández, Salwa Sebti, Yongjie Wei, Zhongju Zou, Mingjun Shi, Kathryn L. McMillan, Congcong He, Tabitha Ting, Yang Liu, Wei-Chung Chiang, Denise K. Marciano, Gabriele G. Schiattarella, Govind Bhagat, Orson W. Moe, Ming Chang Hu, Beth Levine. Disruption of the beclin 1–BCL2 autophagy regulatory complex promotes longevity in mice. Nature, 2018; DOI: 10.1038/s41586-018-0162-7