31 gennaio 2023
Aggiornato 18:30
Malattie cardiovascolari

Malattie cardiovascolari dell’antichitÓ: ecco Ítzi, la Mummia con l’aterosclerosi

Uno studio condotto dall’ospedale di Bolzano ha messo in evidenza come la malattia coronarica esistesse giÓ prima dell’avvento di uno stile di vita malsano

I medici ci dicono che per evitare di incappare in problemi cardiovascolari dobbiamo stare attenti a ciò che mangiamo, riducendo al minimo gli alimenti raffinati, le carni lavorate, i grassi trans e facendo quotidianamente dell’attività fisica. Tuttavia, sappiamo che molte persone che seguono uno stile di vita sano sono comunque soggetti a gravi malattie. E una recente ricerca, condotta dall’ospedale di Bolzano, ha confermato – in parte - tale ipotesi: persino la famosa Ötzi, la mummia dei ghiacci, era affetta da aterosclerosi.

La mummia che mangia merendine?
La mummia di Ötzi è stata ritrovata nel lontano 1991 sulle Alpi Venoste. Si tratta di un uomo risalente all’età del rame, quindi vissuto circa cinquemila anni fa. In seguito a una recente ricerca condotta in Italia dall’équipe dell’ospedale di Bolzano, l’uomo soffriva di malattie cardiovascolari. Anche se probabilmente è morto a causa di una grave ferita. Quello che è certo, tuttavia, che all’epoca non si mangiavano grassi trans, non c’era lo zucchero raffinato, non si salavano eccessivamente gli alimenti, non si compravano le merendine al supermercato e non si stava ore davanti a un computer. Come è possibile, dunque, che Otzi avesse delle evidenti calcificazioni coronariche? «Se è presente calcare, significa che vi sono placche arteriosclerotiche. Se si trasferissero le calcificazioni sul cuore di un uomo in vita, il valore misurato in Ötzi corrisponderebbe a quello di un essere umano di sesso maschile di circa 45 anni di età», spiegano i ricercatori.

Predisposizione genetica
I risultati mettono in risalto quanto la predisposizione genetica sia importante nel determinare la comparsa di malattie cardiovascolari (e non solo). La ricerca, coordinata dalla radiologa Patrizia Pernter, ha messo in evidenza anche come la quantità di calcio trovata nella mummia sia paragonabile a quella riscontrata in un uomo di razza caucasica di età compresa fra i 40 e i 50 anni. Le calcificazioni coronariche rappresentano quindi la probabile spia di un problema genetico. Sarebbe assurdo, infatti, ipotizzare che si potesse trattare dello stile di vita se si pensa che non avrebbe potuto né mangiare alimenti raffinati, né condurre una vita sedentaria.  Le conclusioni a cui sono arrivati gli esperti è che questo rappresenta «un esempio medico del fatto che una predisposizione genetica è forse il principale fattore scatenante per l'arteriosclerosi e la sclerosi coronarica». 

Lo studio
Lo studio è stato reso possibile grazie all’inserimento di nuove apparecchiature di tomografia computerizzata continua dotate di un’ampia apertura. Ciò ha consentito di effettuare la scansione dell’intera mummia in un unico passaggio. Le immagini ottenute sono state osservate in dettaglio, oltreché da Patrizia Pernter anche da Beatrice Pedrinolla e da Paul Gostner. «La presenza o l'assenza di depositi di calcio può avere un valore nel calcolo del rischio cardiovascolare di un paziente. Cioè, accanto ad altri fattori di rischio (grassi nel sangue, fumo, pressione sanguigna elevata, diabete e così via), la presenza di calcificazioni delle coronarie può costituire un'indicazione aggiuntiva di un accresciuto rischio di avere o di sviluppare in futuro una malattia cardiaca coronarica», conclude Pertner. I risultati sono stati pubblicati nel numero di gennaio di RöFo – Fortschritte auf dem Gebiet der Röntgenstrahlen.