Salute | Diabete

Diabete, è epidemia: una persona su due con diabete vive in città

I diabetologi lanciano l’avviso, il numero di diabetici è più elevato dove si cammina poco o non si usa la bici. Il rischio per tutti di una piaga nazionale

Traffico in città
Traffico in città (Predrag Sepelj | shutterstock.com)

ROMA – Ormai lo definiscono ‘diabete urbano’ ed è la piaga che affligge le città d’Italia. Secondo un’indagine condotta sulla città di Roma, infatti, emerge che nei distretti a più alta prevalenza di diabete è altresì più alta la percentuale di soggetti che si muovono con mezzi privati o pubblici, mentre è risultata inferiore la quota di persone che si muove a piedi o in bicicletta. I diabetologi invitano a usare di più la bici o andare a piedi – pena la perdita della salute.

I comportamenti scorretti dietro al diabete
La Società Italiana di Diabetologia (SID), riunita al Congresso nazionale in svolgimento a Rimini, invita tutti i cittadini delle metropoli italiane a combattere le cattive abitudini alimentari e la sedentarietà per vincere sul diabete. I comportamenti scorretti, che sono tipici di chi vive in città, sono una delle principali cause dell’epidemia di diabete che sta coinvolgendo il nostro Paese. In Italia, secondo ISTAT, le persone con diabete sono 3,27 milioni, di cui, e non a caso, il 52% risiede nelle 14 Città metropolitane. Per questo motivo, gli esperti hanno coniato il concetto di ‘diabete urbano o urban diabetes’.

Un problema globale
«Il problema del diabete urbano – spiega il professor Giorgio Sesti, presidente della Società italiana di Diabetologia (SID) – è un problema globale. L’International Diabetes Federation (IDF) prevede che nel 2045 i tre quarti della popolazione diabetica vivranno nelle metropoli o in città. Inoltre, si sta assistendo a un incremento dell’obesità in coloro che vivono in aree urbane rispetto a quanti vivono in ambienti rurali. Per sensibilizzare le istituzioni e i cittadini la SID ha aderito al progetto Cities Changing Diabetes allo scopo di promuovere stili di vita virtuosi».

L’esempio di Roma
A commento dei dati del Barometer Report 2018, basati sulle analisi effettuate in occasione del coinvolgimento di Roma nel progetto Cities Changing Diabetes, interviene Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch - Center for outcomes research and clinical epidemiology: «Prendendo come modello Roma, l’area metropolitana più popolosa d’Italia e la quarta di Europa, dall’analisi congiunta di dati ISTAT e di rapporti epidemiologici esistenti è stato possibile costruire una mappa del diabete e dei fattori di rischio nella città italiana e nell’area metropolitana. In particolare, la prevalenza di diabete negli otto distretti dell’area metropolitana è stata messa in relazione con indicatori degli stili di vita e di stato socioeconomico».

La prevalenza del diabete
Nei vari distretti sanitari all’interno dell’area metropolitana di Roma, la prevalenza di diabete varia fra il 5,9% e il 7,3%. Nello specifico, nei distretti a più alta prevalenza di diabete si è riscontrata anche più alta la percentuale di soggetti che si muovono con mezzi privati (auto o moto). E’ invece inferiore la quota di residenti che si muovono a piedi o in bicicletta. Questa osservazione ha evidenziato la significativa correlazione tra diabete e stili di vita e, per contro, l’importanza dell’attività fisica per contrastare l’aumento dei casi di diabete nelle città. Per esempio, nei distretti dove si riscontra una minore percentuale di persone con diabete (pari al 5,9%) oltre il 20% delle persone si muove a piedi o in bicicletta, mentre il 52% utilizza un trasporto privato.Al contrario, dove si riscontra una maggiore percentuale di persone con diabete (pari al 7,5%) la percentuale di persone che si sposta a piedi o in bicicletta scende al 12% e nel contempo sale al 62% quella delle persone che utilizza un mezzo privato. Inoltre, i distretti con più alta prevalenza di diabete si caratterizzano per un più elevato tasso di disoccupazione e una più bassa percentuale di laureati/diplomati, ma anche per un più basso indice di vecchiaia.

Il fattore stato socioeconomico
«Questi dati – rimarca Nicolucci – sottolineano come, in un ambito urbano, il basso stato socioeconomico rappresenta un fattore importante di vulnerabilità per il diabete. Considerato che l’età rappresenta assieme all’obesità il principale fattore di rischio per il diabete, è importante enfatizzare che nonostante il più basso indice di vecchiaia di tipo 2, i distretti più svantaggiati dal punto di vista socioeconomico presentano una prevalenza più elevata di diabete. Questo vuol dire che in condizioni di vulnerabilità socioculturale, il diabete non solo è più frequente, ma insorge anche più precocemente nel corso della vita. Si conferma inoltre l’importanza degli stili di vita, soprattutto della ‘slow mobility’ come importante fattore per arginare la crescita dei casi di diabete – continua Nicolucci – L’analisi effettuata su Roma rappresenta a tutti gli effetti un nuovo modo di considerare una patologia cronica quale è il diabete come una rete di complesse interazioni fra caratteristiche individuali, socioculturali e ambientali e per questo il modello sarà ora esportato alle altre aree metropolitane Italiane. Tutto questo nell’ottica di identificare i determinanti della vulnerabilità ed agire in modo mirato sulle persone a rischio più elevato di sviluppare il diabete, obiettivi propri del programma Cities Changing Diabetes».