12 novembre 2018
Aggiornato 21:30

L’amore per gli altri accende il nostro cervello

Amare una persona o pensare all’amore verso qualcuno a noi caro accende aree cerebrali ben definite. Ecco quali sono
L'amore accende il cervello
L'amore accende il cervello (Vera F | Shutterstock)

L’amore è uno dei sentimenti più nobili e istintivi che un individuo possa sperimentare. Non a caso alcuni scienziati hanno rilevato come questa meravigliosa emozione possa portare a risvolti positivi anche dal punto di vista delle persone. In particolare, sembra che a beneficiarne maggiormente dei vantaggi siano i ragazzi giovanissimi. In loro, il cervello assiste a un vero e proprio effetto tonico. Ecco perché.

L’amore accende il cervello
A suggerire la relazione amore-cervello sono stati alcuni scienziati dell'IRCCS Medea, in collaborazione con il Polo di Bosisio Parini dello stesso Istituto, la Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico e l’Università degli Studi di Milano. Dai risultati emersi dallo studio pare che il fenomeno di risveglio cerebrale si attivi in maniera abnorme nei ragazzi e in misura inferiore nei soggetti adulti.

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni, i ricercatori hanno arruolato un gruppo di adolescenti di età compresa fra i 14 e i 19 anni. A tutti è stato chiesto di eseguire due compiti: leggere un verbo che descriva un’emozione o uno che riguardi una semplice azione. In tutti e due casi, però, i ragazzi avrebbero dovuto immaginare se stessi in quella determinata situazione. Nel mentre, i giovani venivano sottoposti a risonanza magnetica

I risultati
Dai risultati è emerso che quando i ragazzi immaginavano i verbi che descrivevano emozioni forti come quelle derivanti dall’amore o dall’odio verso una persona cara avvenivano particolari modificazioni a livello cerebrale. In particolare, venivano attivate due aree del cervello. Lo stesso fenomeno si evidenziava anche negli adulti ma in misura nettamente inferiore.

Cosa accadeva al cervello durante le emozioni?
Le zone cerebrali che si accendevano sono quelle in cui «viene codificata la consapevolezza emotiva legata alle parti del nostro corpo, come quando aumenta la sudorazione per uno stato d'ansia o accelera il battito cardiaco per la paura», spiega Barbara Tomasino, responsabile del progetto.

E se si tratta di un’azione
Al contrario, sei i ragazzi dovevano immedesimarsi in un’azione, come per esempio scrivere qualcosa o afferrare un oggetto, l’attivazione di tale zona cerebrale non avveniva. Ciò si verificava anche quando i volontari dovevano immaginarsi un’emozione ma meramente associata a un compito cognitivo. Da ciò si evince che «non basta pensare al verbo amare perché si attivino le aree cerebrali coinvolte nella decodifica di questa esperienza emotiva, ma occorre immaginare anche le sensazioni corrispondenti all'amore», continua Tomasino. La ricerca, perciò, «apre la strada verso l'approfondimento di quelle situazioni emotive che spesso si riscontrano in psicopatologia in ragazzi ed adulti sofferenti di ansia, fobie o depressione», conclude Paolo Brambilla, dell'Università degli Studi di Milano. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Brain and Cognition.