22 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
Tumori

Ecco le nano-navette «made in Italy» che viaggiano nel sangue per distruggere il cancro

Ricercatori riescono a dare vita a nano-particelle che trasportano il farmaco direttamente nelle cellule cancerose salvando quelle sane

Nanoparticelle che attaccano un tumore
Nanoparticelle che attaccano un tumore Shutterstock

La ricerca contro il cancro continua, registrando enormi progressi da poco tempo a questa parte. Se fino a pochi anni fa, infatti, per la medicina esisteva solo la (devastante) chemioterapia che veniva somministrata per via sistemica. Ora scienziati di tutto il mondo sembrano aver trovato nuove vie efficaci per combattere il cancro. Il nuovo obiettivo è: salvare il paziente e distruggere selettivamente le cellule cancerose lasciando intatte quelle sane. E forse, tale requisito potrebbero averle delle nano-navette prodotte dell’ingegno di alcuni ricercatori italiani.

Le navette amiche
Perché alcune persone contraggono il cancro e altre no? Questo, per ora, rimane un enigma per la medicina. Infatti lo stile di vita o l’alterazione genetica non sono sufficienti a spiegarne né la comparsa, né la diffusione. Tuttavia, una cosa sembra essere certa: il sistema immunitario dei pazienti oncologici non è in grado di reagire autonomamente per distruggere le cellule cancerose. Ed è proprio qui che ci vengono in soccorso le navette: vere e proprie amiche del sistema immunitario.

Il viaggio all’interno del corpo umano
Le piccole navette sono state interamente progettate per poter viaggiare all’interno del corpo umano. Ma non solo: sono anche in grado di riconoscere le cellule di diverse forme cancerogene e ucciderle in maniera selettiva. Per farlo gli somministrano un apposito farmaco. Un vero e proprio prodotto di altissima tecnologia ideato proprio nel nostro paese, presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova.

Contro il gliobastoma multiforme
La ricerca in questione fa parte del progetto Potent coordinato Paolo Decuzzi, direttore del Laboratorio di Nanomedicina di Precisione dell'Iit. L’obiettivo di tale progetto è quello di utilizzare nanoparticelle innovative in grado di diagnosticare e curare il più aggressivo tumore del cervello: il gliobastoma multiforme. L’idea dei ricercatori è quella di avere finalmente a disposizione dei farmaci intelligenti che possano essere migliori della chemioterapia che uccide ogni cellula che incontra sul suo cammino. Al contrario questo genere di tecnologia permette di curare i tessuti malati senza danneggiare minimamente quelli sani.

La sperimentazione anche per il tumore al seno
Gli scienziati italiani stanno sperimentando la validità di tale tecnologia oltreché sul gliobastoma anche sul tumore al seno. D’altro canto, le nanoparticelle possono lavorare sia sfruttando farmaci chemioterapici che immunoterapici. Questi ultimi sono noti da tempo per potenziare le difese del paziente e combattere più efficacemente il cancro.

Soffici come cellule
Ciò che contraddistingue le nanoparticelle è la loro particolare sofficità, molto simile alle cellule ematiche, ma all’occorrenza possono anche diventare dure come delle porzioni di osso. Queste caratteristiche permettono alle nanoparticelle di evitare eventuali attacchi del sistema immunitarie che, in caso contrario, le annienterebbe.

Come cavalli di Troia
Una volta che le nanoparticelle riescono a sfuggire al sistema immunitario trasportano il farmaco in sede tumorale allo scopo di ucciderlo. Le particelle rigide, quando riconosciute dai macrofagi (cellule immunitarie) diventano anche cavalli di Troia per la somministrazione dei farmaci immunoterapici all’interno delle cellule umane sane. In questo modo gli offrono le giuste armi per annientare il tumore all’origine. Lo studio è stato reso possibile grazie a un finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc).