25 settembre 2018
Aggiornato 17:13

Cannabis, potrebbe essere utilizzata per curare la cefalea, emicrania e disturbi neurologici

La cannabis potrebbe essere utilizzata con successo per curare emicranie invalidanti che non rispondono al trattamento standard
Cannabis ed emicrania
Cannabis ed emicrania (Shutterstock.com)

L’utilizzo della cannabis in ambito terapeutico sta assistendo a una forte richiesta, tant’è vero che non si riesce a soddisfare il fabbisogno dell’intera popolazione. Presto, tuttavia, potrebbe essere sfruttata anche per patologie neurologiche e cefalea. Se ne è parlato recentemente durante la conferenza tenutasi a Modena presso il Centro Cefalee del Policlinico in collaborazione con la Sisc. Promotore di tale opzione terapeutica è il professor Plini, tra i maggiori esperti del campo e dirigente del Centro Cefalee.

Lo studio
In occasione della conferenza, il professor Plini ha presentato uno studio coordinato da lui e composto da un team di specialisti. Dai risultati è emerso che tredici pazienti, affetti da emicranie forti e invalidanti, hanno trattato un enorme beneficio a seguito della somministrazione dell’olio di cannabis. Tutti volontari non potevano assumere nessun tipo di farmaco. Dopo due anni di cure farmacologiche standard, infatti, il loro organismo non aveva evidenziato alcun miglioramento. Anzi, i farmaci avevano prodotto seri effetti avversi.

Dosi insufficienti
Può apparire paradossale, ma le dosi di Cannabis considerate terapeutiche e indicate dal Ministero della Sanità sono insufficienti e poco (o nulla) efficaci. «Potrà sembrare strano ma le metodiche raccomandate dal Ministero della Sanità, così come vengono proposte per l’utilizzo dei decotti di cannabis, non raggiungevano concentrazioni terapeuticamente efficaci. Un terzo dei pazienti trattati non avevano il farmaco nel sangue. L’olio di cannabis invece, seguendo dosaggi puntuali, ha una concentrazione terapeutica molto più estesa e per tutti i pazienti da noi testati», ha dichiarato il professor Pini alla Gazzetta di Modena.

Non è inserita nella farmacopea ufficiale
«La legge che prevede l’uso della cannabis tramite il servizio sanitario è di due anni fa ma è nata azzoppata perché la pianta e il suo principio attivo non sono inseriti nella farmacopea ufficiale. Ora l’unico soggetto abilitato alla coltivazione è l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, che ne produce un quintale, mentre altri 350 chili vengono comprati all’estero, quasi tutti dall’Olanda. Solo che le richieste aumentano di anno in anno perché per migliaia di persone le terapie a base di estratti di cannabis potrebbe significare tornare a una vita attiva e non più da invalidi. Niente miracoli. Solo un’efficacia terapeutica indiscutibile dal punto di vista medico», conclude Plini.

Le ricerche
Diversi studi hanno evidenziato ottimi risultati nel trattamento dell’emicrania e della cefalea ottenuta con la cannabis. Uno di questi, pubblicato su Pharmacotherapy nel 2016, ha mostrato effetti positivi nel 40% dei pazienti con una notevole diminuzione della frequenza di emicrania che, in alcuni casi, si è rivelata totalmente assente. Anche le forme di marijuana per via inalatoria «sono state comunemente usate per il trattamento acuto dell'emicrania e sono state segnalate come abortive per l'emicrania. Effetti negativi sono stati riportati in 14 pazienti (11,6%); gli effetti più comuni sono stati sonnolenza (2 pazienti [1,7%]) e difficoltà a controllare gli effetti della marijuana correlati al tempo e all'intensità della dose (2 pazienti [1,7%]), che sono stati riscontrati solo in pazienti che usano marijuana commestibile. È stato anche segnalato che la marijuana commestibile causa più effetti negativi rispetto ad altre forme».

Sono necessari ulteriori approfondimenti
Un altro studio, riportato su Cannabis and Cannabinoid Research, ha messo in evidenza l’importante ruolo della Canabbis in campo sanitario e l’esigenza di dover approfondire le ricerche effettuate fino a ora. «Studi preclinici che hanno esaminato il ruolo del sistema endocannabinoide nella patogenesi dell'emicrania suggeriscono un potenziale valore terapeutico per la cannabis nel trattamento del mal di testa. È stato ipotizzato che una deficienza generale nel tono dell'endocannabinoide possa essere alla base dei disturbi della cefalea. La cannabis mostra anche il potenziale per interrompere specifici stadi nella patogenesi del mal di testa, inclusa la segnalazione di glutammato che porta alla dilatazione dei vasi cranici causata da NO e CGRP, rilascio di serotonina da piastrine, e input nocicettivi afflitti trigemino vascolari. Sebbene questi studi abbiano suggerito un'interessante relazione tra endocannabinoidi e alcuni processi patogeni dei disturbi della cefalea, il ruolo meccanicistico della cannabis nella prevenzione dei disturbi della cefalea rimane speculativo», concludono i ricercatori.

Fonti scientifiche
[1] Pharmacotherapy. 2016 May;36(5):505-10. doi: 10.1002/phar.1673. Epub 2016 Jan 9. Effects of Medical Marijuana on Migraine Headache Frequency in an Adult Population. Rhyne DN1, Anderson SL1, Gedde M2, Borgelt

[2] Cannabis Cannabinoid Res. 2017; 2(1): 61–71. Published online 2017 Apr 1. doi:  10.1089/can.2016.0033 PMCID: PMC5436334 The Use of Cannabis for Headache Disorders Bryson C. Lochte, Alexander Beletsky, Nebiyou K. Samuel, and Igor Grant