IgNobel

IgNobel, il premio a 4 italiani, e i gemelli non riconoscono se stessi

Lo spirito del premio IgNobel è quello di prima far sorridere e poi far riflettere. Quest’anno è stato assegnato a Antonia Stazi dell'ISS, a Matteo Martini, Ilaria Bufalari e Salvatore Maria Aglioti IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma per uno studio sui gemelli monozigoti

I gemelli monozigoti non riconoscono se stessi. Questo è valso un premio IgNobel
I gemelli monozigoti non riconoscono se stessi. Questo è valso un premio IgNobel (Olga Yatsenko | shutterstock.com)

ROMA – L’annuale premio IgNobel (che si potrebbe leggere ‘ignobel’), un premio che prima dovrebbe far sorridere e poi riflettere, quest’anno è stato tra gli altri assegnato a quattro ricercatori italiani: Antonia Stazi, primo ricercatore dell’ISS, insieme a Matteo Martini della School of Psychology, University of East London; Ilaria Bufalari - IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma e Salvatore Maria Aglioti - Dipartimento di Psicologia, Sapienza Università di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma. L’IgNobel è stato assegnato per uno studio per uno studio pubblicato sulla rivista PLOSone dal titolo ‘Is That Me or My Twin? Lack of Self-Face Recognition Advantage in Identical Twins’, che ha analizzato l’abilità di gemelli monozigoti di distinguere il proprio volto da quello del proprio gemello e di un altro amico o familiare con cui essi interagivano quotidianamente. Scoprendo che per un gemello è difficile distinguere se stesso.

Le ricerche più strane
«Il premio Ig Nobel – spiega nel comunicato ISS Antonia Stazi responsabile del Registro Gemelli – viene assegnato ogni anno a dieci ricerche strane, divertenti, e perfino assurde che prima fanno ridere e poi danno da pensare, come dicono gli organizzatori. Lo scopo è dunque quello di premiare il fantasioso, l’inconsueto e stimolare l’interesse del grande pubblico nella scienza».

L’incertezza come filo conduttore
Il tema o filo conduttore dei premi e della cerimonia in cui quest’anno sono stati consegnati i premi è l’Incertezza. E quale più grande incertezza vi può essere se non quella di non saper riconoscere la propria faccia? Il volto, si sa, è la caratteristica che più distingue gli uni dagli altri ed è rappresentativa di sé e del proprio corpo. Fondamentale nella rappresentazione del sé, di solito le persone identificano più velocemente il proprio volto, rispetto ad altre facce magari molto conosciute come quelli di amici e parenti. Ma a quanto pare tutto questo non vale per i gemelli monozigoti, ossia quelli che si somigliano come gocce d’acqua.

I gemelli sono un’eccezione
Il premio Ig Nobel per la psicologia assegnato allo studio, è stato giustificato dalla prova che i gemelli monozigoti rappresentano un’interessante eccezione. Come sappiamo, il viso dell’uno è pressoché identico a quello del fratello gemello. Eppure l’esperimento condotto dai ricercatori italiani ha rivelato che i gemelli di questo tipo non sono in grado di distinguere se stessi in modo più efficace che il proprio gemello. Tuttavia, la ricerca mostra anche che l’incapacità di riconoscere se stessi è influenzata dalla forma di attaccamento tra i due. Se vi è una maggiore prevalenza di un approccio ansioso ed evitante nelle relazioni, peggiore è la prestazione (misurata in secondi di risposta) nel riconoscimento del proprio volto. Dal momento che i monozigoti sono geneticamente identici – si legge nel comunicato – se questa differenza si verifica all’interno della coppia questo suggerisce che l’ambiente e le esperienze individuali hanno un ruolo importante nella rappresentazione del sé.

La ricerca e il Registro Nazionale Gemelli
E’ stata condotta presso il Laboratorio di Neuroscienze Sociali e Cognitive del Dipartimento di Psicologia della Facoltà di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma e dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, in collaborazione con il Registro Nazionale Gemelli dell’Istituto Superiore di Sanità. «Il Registro Italiano Gemelli è una straordinaria realtà di ricerca del nostro Istituto – spiega Antonia Stazi – vi fanno parte circa 30.000 gemelli di tutte le età e residenti su tutto il territorio nazionale. Sebbene la nostra attività sia particolarmente intensa nel settore della salute mentale, il Registro è una struttura trasversale che si occupa della salute dei cittadini a tutto tondo, inclusa la promozione della partecipazione alle attività di ricerca scientifica. Sono sicura che questo premio costituirà un’opportunità divertente e proprio per questo molto efficace per avvicinare e interessare i non ‘addetti ai lavori’ alla ricerca scientifica».
La ricerca è stata co-finanziata dal Ministero della Salute (bando Giovani Ricercatori e bando Ricerca Finalizzata) e dalla Comunità Europea (Bandi FP7). Sito: http://www.improbable.com/ig.