Malattie cardiovascolari

Cuore in pericolo, le persone abbandonano le terapie

Sempre più persone dopo un po’ di tempo smettono di curarsi per le malattie cardiache e cardiovascolari, facendo lievitare il rischio di morte. I preoccupanti dati presentati al Meeting Salute di Rimini

I pazienti abbandonato le cure per le malattie cardiache e cardiovascolari
I pazienti abbandonato le cure per le malattie cardiache e cardiovascolari (Juli_Ash | shutterstock.com)

ROMA – Le malattie cardiache e cardiovascolari restano sempre il big killer nel mondo occidentale, ossia la prima causa di morte. Nonostante ciò, i pazienti con problemi di questo genere spesso dopo un po’ abbandonano le cure, mettendo a serio rischio la propria vita. Se da un lato l’aderenza alle terapie è abbastanza alta, con 76 pazienti su 100 che seguono correttamente le prescrizioni mediche, dall’altro è purtroppo vero che dal 20% al 50% dei pazienti dopo un anno dall’evento cardiovascolare smettono di curarsi. Per esempio, i dati mostrano che un noto anticoagulante come il warfarin viene abbandonato nel 32% dei casi dopo un anno dal verificarsi di un evento come per esempio un ictus. L’abbandono delle terapie lo si fa a proprio rischio e pericolo, dato che questo fa aumentare le recidive, ovvero l’essere di nuovo vittime di un evento più grave o fatale di ben 3-7 volte. Le malattie di cui si registra la maggiore la non-aderenza in ambito cardiovascolare sono l’ipertensione arteriosa, la fibrillazione atriale, lo scompenso cardiaco, il diabete mellito e dislipidemie. I soggetti più interessati all’abbandono delle terapie sono le persone più anziane, che spesso devono assumere più ‘cocktail’ di farmaci, che mancano di un supporto familiare o da parte di caregiver, che hanno un basso livello socioeconomico

Parliamone
Di fronte a questi numeri gli specialisti intendono discuterne, e lo faranno in occasione del Meeting di Salute che si terrà a Rimini dal 20 al 26 agosto 2017. Gli esperti, tra cui medici, scienziati, ricercatori, istituzioni, opinion leader potranno partecipare a diversi incontri in cui verranno trattati i temi più attuali e che necessitano di interventi rapidi: l’accesso ai farmaci, i diritti dei pazienti, le sfide e le opportunità offerte da un Paese che invecchia sempre di più, la questione dei vaccini, il ruolo dei BIG Data, la nutrizione. E poi il dialogo tra ricerca, industrie e associazioni scientifiche e molto altro ancora.

I più a rischio
Il problema della non aderenza o abbandono delle terapie è dunque diffuso e più grave di quello che si può pensare. «Se si pensa che al di là dei 75 anni sono dislipidemiche il 50 % delle persone, ipertese il 63 % e diabetiche il 20 % si comprende come sia vasto il problema della non aderenza – spiega il dottor Alessandro Boccanelli, Dirigente Medico di II livello Azienda Ospedaliera S. Giovanni Addolorata di Roma – Solo il 65 % dei dislipidemici, il 78 % degli ipertesi e il 20 % dei diabetici si cura. I principali problemi presentati dalla terapia nell’anziano – prosegue Boccanelli – sono la maggiore fragilità di fegato e rene, con conseguente pericolo di accumulo, le maggiori possibilità di interazioni tra farmaci, la diversa composizione del corpo per perdita di massa magra con alterata distribuzione dei farmaci. Inoltre alcuni farmaci sono meno tollerati per cui è più facile che si manifestino effetti collaterali. Per aumentare il livello di aderenza è necessario ridurre al minimo i farmaci da somministrare. E quindi eliminare i farmaci non strettamente necessari, tenere una ‘regia’ dei diversi farmaci specialistici, raccomandare caldamente al paziente e ai familiari l’assunzione dei farmaci indispensabili, privilegiare i farmaci in monosomministrazione, verificare periodicamente l’effettiva assunzione dei farmaci con il paziente e i familiari».