17 febbraio 2020
Aggiornato 19:00
Lotta alla sedentarietà

Facciamo muovere i bambini se vogliamo proteggerli da obesità e cancro

Colpa di smartphone, tablet, computer i bambini si muovono sempre meno. La mancanza di attività fisica si ripercuote sulla salute psico-fisica. Ma per ridurre il rischio di obesità, diabete, malattie cardiache e cancro basta farli muovere

Sedentarietà per i bambini di oggi, li mette a rischio obesità, diabete e cancro
Sedentarietà per i bambini di oggi, li mette a rischio obesità, diabete e cancro Shutterstock

AUCKLAND – E’ il male del secolo, la sedentarietà. A parte chi è costretto per lavoro a stare seduto per molte ore al giorno, il problema affligge anche i più giovani e i bambini. La generazione dei cosiddetti ‘nativi digitali’, infatti, proprio perché passa molte ore davanti a uno schermo – che sia di smartphone, tablet o computer – rischia di sviluppare prima del tempo numerosi disturbi legati all’inattività. Tra questi, l’obesità, il diabete, le malattie cardiache e cardiovascolari, l’ipertensione e, infine, anche il cancro. Per salvare dunque i più piccoli da questi pericoli, uno studio neozelandese mostra come sia possibile facendoli muovere. L’attività fisica, poi, ha dei benefici che perdurano nel tempo.

La memoria delle ossa per una protezione che dura
I ricercatori dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, guidati dal prof. Justin O’Sullivan, un genetista molecolare, hanno scoperto che i bambini che si impegnano in attività fisica regolare hanno maggiori probabilità di rimanere immuni al rischio di sviluppare il cancro e l’obesità, rispetto alle controparti che conducono uno stile di vita sedentario.
In particolare, i ricercatori hanno trovato che le ossa umane possiedono la capacità di tenere in memoria l’energia generata dall’attività fisica, anche dopo aver smesso di farla. Questa particolare ‘memoria ossea’, si è osservato, cambia continuamente il modo in cui l’organismo digerisce una dieta ad alto contenuto di grassi e calorie. Il che riduce alcuni degli effetti dannosi di una dieta scorretta, come per esempio l’obesità.

Lo studio
Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal Frontiers in Physiology, è stato condotto su modello animale. I ricercatori hanno confrontato la salute ossea e il metabolismo di un gruppo di topi a seguito di diversi tipi di dieta e condizioni di esercizio fisico, riducendo le molecole messaggeri che marcano l’attività dei geni nel midollo osseo. I risultati dei test hanno suggerito che i topi che seguivano una dieta ad alto contenuto di grassi, ma che facevano attività fisica (facendo roteare una ruota), beneficiavano di una diminuzione di geni legati all’infiammazione. «Notevole è stato osservare che questi cambiamenti sono durati molto tempo dopo che i topi hanno smesso di fare questo esercizio supplementare (e nella mezza età) – ha commentato Justin O’Sullivan – Il midollo osseo recava una ‘memoria’ degli effetti dell’esercizio fisico. I ratti hanno ancora del grasso corporeo, ma questo primo esercizio aggiuntivo li ha fondamentalmente messi nella condizione che anche se hanno guadagnato peso non hanno lo stesso profilo degli effetti negativi tipici di una dieta ad alto contenuto di grassi e calorie».

L’importanza di muoversi da giovani
Per mantenere da adulti questi benefici e protezione dal rischio di malattie, i ricercatori ricordano che è fondamentale fare esercizio durante l’infanzia. Questo periodo, così come l’adolescenza, sono periodi di crescita e sviluppo osseo – sottolineano gli autori – e quindi l’esercizio fisico durante questo periodo potrebbe garantire vantaggi di salute in età adulta. «Se si raggiunge la massa ossea ottimale all’inizio della vita – ha spiegato Elwyn Firth, professore presso l’Istituto Liggins dell’università – si ha meno probabilità di soffrire di fratture ossee o di altri problemi legati all’osso da adulti». Infine, sottolineano i ricercatori, lo studio ha mostrato che l’esercizio è stato trovato cambiare il modo in cui le ossa dei topi hanno metabolizzato l’energia dal cibo, cambiando i percorsi energetici che interferiscono con la risposta del corpo a una dieta ad alto contenuto di calorie.